1.DANTE AVVERTE I LETTORI:
Descrivere le caratteristiche che fanno di Dante Alighieri il più importante autore della letteratura italiana ed uno tra i primissimi al mondo sarebbe un'operazione inutile. Ormai tutti conoscono il contributo dantesco nel campo della linguistica, della teoria politica, della poesia, della trattatistica, ed anche la persona più ignorante "per sentito dire" sarebbe in grado di riconoscere l'autore della Divina Commedia.
Le opere del sommo poeta sono, ancora oggi, tra le più studiate ed analizzate da parte della critica. Certo permane un alone di mistero, intensificato dal fatto che non possediamo alcun autografo dantesco, ma anche sull'interpretazione di gran parte della sua produzione sussistono dubbi, incertezze e passaggi avvolti nel buio più completo.
Per quanto riguarda la Commedia, le interpretazioni si sono concentrate sul senso letterale, morale, anagogico ed allegorico, seguendo le indicazioni di Dante stesso presenti nel Convivio (II,1); altrove, tuttavia, l'autore lancia diversi segnali che invitano a scavare ancora più a fondo all'interno dell'opera, come ad esempio nel IX canto dell'Inferno, dove troviamo questo avvertimento:
"O voi ch'avete li 'ntelletti sani
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani"
Invito solitamente collegato al passo del Convivio precedentemente segnalato, ma senza badare all'esortazione a decifrare una sapienza "nascosta" tra le parole, e senza che i critici si siano concentrati sufficientemente sul momento in cui Dante personaggio ha pronunciato questo ammonimento. Siamo alle porte della città di Dite, nella quale i due viaggiatori potranno entrare grazie all'intervento del Messo divino. L'Alighieri, dunque, sta invitando a prestare attenzione ai prossimi versi ed a ciò che accadrà nel girone degli eretici, descritti meglio nel successivo canto, il X dell'Inferno, su cui vorrei soffermarmi.
2. LA PROFEZIA SULL'OCCHIO ONNIVEGGENTE
Una distesa di tombe scoperchiate si presenta alla vista di Dante, improvvisamente richiamato dalla voce stentorea di Farinata degli Uberti, capo ghibellino e politico fiorentino di metà '200. Fu lui a cacciare i guelfi da Firenze per poi esserne allontanato a sua volta, tentando infine una rivalsa insieme a re Manfredi e vincitore con lui a Montaperti nel 1260; morì quattro anni dopo, subendo una condanna per eresia post mortem.
La lotta politica caratterizza la discussione con Dante, interrotta dall'improvvisa apparizione di Cavalcante Cavalcanti che interroga il pellegrino sull'assenza del più famoso figlio Guido; Dante spiega che non può bastare il solo ingegno per compiere un viaggio tanto difficile, ma è necessaria anche la fede nella rivelazione, simboleggiata da Beatrice, che tuttavia Guido Cavalcanti, eretico come il padre, rifiutò.
Proseguendo il dialogo con Farinata, Dante verrà a conoscenza del suo prossimo esilio ("tu saprai quanto quell'arte pesa") e dell'identità di altri eretici presenti in quel luogo, tra i quali spicca senza dubbio il re di Sicilia ed Imperatore di Svevia Federico II.
Insomma la politica e la fede dominano questo canto, tuttavia il messaggio più importante, la "dottrina nascosta" che Dante aveva preannunciato nel canto precedente, si manifesta soltanto negli ultimissimi versi. Il sommo poeta appare piuttosto scosso dalla profezia ricevuta da Farinata, dunque Virgilio si rivolge a lui con queste parole:
"O voi ch'avete li 'ntelletti sani
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani"
Invito solitamente collegato al passo del Convivio precedentemente segnalato, ma senza badare all'esortazione a decifrare una sapienza "nascosta" tra le parole, e senza che i critici si siano concentrati sufficientemente sul momento in cui Dante personaggio ha pronunciato questo ammonimento. Siamo alle porte della città di Dite, nella quale i due viaggiatori potranno entrare grazie all'intervento del Messo divino. L'Alighieri, dunque, sta invitando a prestare attenzione ai prossimi versi ed a ciò che accadrà nel girone degli eretici, descritti meglio nel successivo canto, il X dell'Inferno, su cui vorrei soffermarmi.
2. LA PROFEZIA SULL'OCCHIO ONNIVEGGENTE
Una distesa di tombe scoperchiate si presenta alla vista di Dante, improvvisamente richiamato dalla voce stentorea di Farinata degli Uberti, capo ghibellino e politico fiorentino di metà '200. Fu lui a cacciare i guelfi da Firenze per poi esserne allontanato a sua volta, tentando infine una rivalsa insieme a re Manfredi e vincitore con lui a Montaperti nel 1260; morì quattro anni dopo, subendo una condanna per eresia post mortem.
La lotta politica caratterizza la discussione con Dante, interrotta dall'improvvisa apparizione di Cavalcante Cavalcanti che interroga il pellegrino sull'assenza del più famoso figlio Guido; Dante spiega che non può bastare il solo ingegno per compiere un viaggio tanto difficile, ma è necessaria anche la fede nella rivelazione, simboleggiata da Beatrice, che tuttavia Guido Cavalcanti, eretico come il padre, rifiutò.
Proseguendo il dialogo con Farinata, Dante verrà a conoscenza del suo prossimo esilio ("tu saprai quanto quell'arte pesa") e dell'identità di altri eretici presenti in quel luogo, tra i quali spicca senza dubbio il re di Sicilia ed Imperatore di Svevia Federico II.
Insomma la politica e la fede dominano questo canto, tuttavia il messaggio più importante, la "dottrina nascosta" che Dante aveva preannunciato nel canto precedente, si manifesta soltanto negli ultimissimi versi. Il sommo poeta appare piuttosto scosso dalla profezia ricevuta da Farinata, dunque Virgilio si rivolge a lui con queste parole:
"La mente tua conservi quel ch'udito
hai contra te", mi comandò quel saggio;
"e ora attendi qui", e drizzò 'l dito:
"quando sarai dinanzi al dolce raggio
di quella il cui bell'occhio tutto vede,
da lei saprai di tua vita il viaggio". [127-132]
Consultando due diversi apparati critici ho trovato queste interpretazioni:
1) Virgilio preannuncia a Dante l'incontro con una persona che gli svelerà il proprio futuro, tuttavia il riferimento al femminile farebbe pensare a Beatrice (l'immagine all'occhio indicherebbe semplicemente la profondità divina), mentre in realtà sarà l'avo Cacciaguida (Paradiso XVII) a compiere tale profezia. L'errore di Dante autore sarebbe spiegabile con il fatto che le "ragioni del cuore e della poesia sono più forti di quelle della coerenza e della precisione". [38 canti scelti della Divina Commedia, commento e note di Maria Loretta Tordini e Cosimo Dell'Aquila, De Agostini, Novara, 1998]
| Dante, Virgilio e Farinata |
2) Il "dolce raggio" che illuminerà Dante si contrappone al cieco carcere dei peccatori; "tutto vede" è un'espressione utilizzata proprio per segnare la distanza dai presbiti eretici; l'errore del riferimento è spiegabile con ragioni compositive sorte in seguito, tuttavia il messaggio non cambia perché solo dinnanzi "allo sguardo di Beatrice [...] la rivelazione potrà essere fatta". Virgilio, insomma, sprona Dante affinché concepisca il suo esilio come provvidenziale. [Dante Alighieri, la Divina Commedia, commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Oscar Mondadori, Milano, 2005]
Entrambe le analisi si concentrano poco sull'occhio, cavandosela con spiegazioni piuttosto semplicistiche, mentre sullo scambio di persona Beatrice-Cacciaguida la numero (1) arrischia una motivazione quasi poetica (anticipando anche un album di Raf), mentre la numero (2) prima rimanda lo sbaglio dantesco a motivazioni imperscrutabili e poi ne avanza una decisamente contorta. Certo entrambe le interpretazioni analizzano il passaggio alla lettera, tentano di trovare un significato secondo nel testo ed ambe due ipotizzano motivi morali e spirituali riguardo alla profezia dell'esilio: insomma tutti i quattro sensi esposti nel passo del Convivio già citato in precedenza.
Nessuna delle due, però, prestando attenzione all'avvertimento di Dante del canto precedente, ha cercato in queste terzine un significato nascosto, eppure questi versi sono certamente "strani", ovvero misteriosi. Con il supporto di René Guénon chiameremo questo senso nascosto "propriamente iniziatico, metafisico nella sua essenza" [L'esoterismo in Dante, Atanòr, 1971, pag. 8]. Per comprendere come mai si debba ricercare un significato misterico nella Divina Commedia faremo un excursus sul Dante esoterico, seguendo il testo di Guénon.
3. DANTE ERETICO: TRA TEMPLARI E ROSACROCE
Guénon sostenne l'appartenenza di Dante ad un ordine segreto, progenitore dell'attuale Massoneria. LaDivina Commedia sarebbe un'opera interamente dedicata agli iniziati di quest'ordine e comprensibile in pieno soltanto da quest'ultimi, possessori degli intelletti "sani" citati precedentemente. L'affiliazione di Dante ad una organizzazione misterica è definita indubbia (ivi, pag. 9) da Guénon il quale poi afferma che esisteva un metodo consolidato da parte dei nemici di questi ordini segreti, consistente nell'accusarli di eresia pretestuosamente, con il solo fine di volerli distruggere, come accadde ad esempio con i Templari o con i Catari soppressi dalla Chiesa [per i collegamenti tra questi due gruppi cliccare qui].
Secondo Guénon , Dante avrebbe fatto parte dell'associazione della Fede Santa (o Fedeli d'Amore), Terz'Ordine di filiazione templare, i cui dignitari portavano il titolo di Kadosch = "santo", grado conservato ancora oggi nelle alte sfere massoniche.
Non a caso Dante sceglierà come guida per la terza canticaSan Bernardo, colui che stabilì la regola dei Templari e fu assai indulgente con i Catari; entrambi gli ordini furono distrutti per volere della Chiesa, tuttavia i Templari sarebbero sopravvissuti, secondo Guénon ivi, pag. 23-27), e confluiti nel movimento dei Rosa-Croce di cui abbiamo delle attestazioni in Europa a partire dal XV secolo. Tuttavia già nel '300 quest'organizzazione si sarebbe costituita in incognito e Dante avrebbe raggiunto i massimi vertici dell'ordine, scrivendo laDivina Commedia quale testo sacro rosacrociano; non a caso il viaggio dantesco è collocato a cavallo dell'equinozio di primavera, periodo in cui si praticavano i riti di iniziazione dei Catari.
Ai versi 127-129 del canto XXXI del Paradiso Dante avrebbe lasciato un indizio del passaggio dall'ordine Templare a quello Rosacroce:
In forma dunque di candida rosa
Mi mostrava la milizia santa
Che nel suo sangue Cristo fece sposa.
Da "milizia" (ordine combattente) a "candida rosa" con un riferimento finale al simbolo dei RosaCroce, tramite l'immagine del sangue. Che Dante abbia particolarmente a cuore il destino dei Templari è confermato anche dal XX canto del Purgatorio, in cui, attraverso le parole di Ugo Capeto, lancia una vera e propria maledizione contro la famiglia di Filippo il Bello, macchiatosi della gravissima colpa di aver depredato il tesoro dell'Ordine del Tempio.
O Segnor mio, quando sarò io lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
Da notare il riferimento alla segretezza della vendetta, da compiere quindi in incognito. Non sfugga la fine a cui andò incontro il crudele Filippo: colto da un ictus cerebrale durante una battuta di caccia il 29 novembre del 1314, (da notare 2+9=11; novembre = 11; il numero 11 è il primo numero "maestro", associato nell'esoterismo a grandi cambiamenti ed alla giustizia) stesso anno in cui aveva fatto condannare al rogoJacques le Molay, gran maestro templare. Le Molay, prima di morire, maledisse il re e Papa Clemente V, quest'ultimo spentosi a poco più di un mese di distanza dall'uccisione del cavaliere templare. Non dimentichiamo che Dante sarà esiliato da Firenze per mano di Carlo di Valois, altro componente della maledetta stirpe. Si ricordino anche il "lamento" del XXXIII canto delPurgatorio per la distruzione del tempio salomonico subita nel 78 d.c. per mano dei romani, ed i sei riferimenti a Clemente V, tutti contraddistinti da odio puro nei suoi confronti.
Ad accomunare Dante ed i Templari c'è anche la devozione per Giovanni Battista, il protettore di Firenze. I Templari eragiovanniti, e fu certamente questa una delle colpe per le quali furono condannati come eretici.
C'è un'antica tradizione che contrappone Giovanni Battista a Gesù Cristo e che venera il primo come vero messia; un accenno alla "disputa" che dovette sorgere tra i due è rintracciabile anche nei Vangeli canonici, più precisamente in quello di Matteo. Mentre Giovanni è prigioniero a Macheronte invia dei discepoli da Gesù con l'incarico di domandargli se sia lui o meno il vero Messia, ed ecco le risposta:
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me". [Vangelo secondo Matteo 11: 4,5]
Giovanni non sciolse la propria confraternita per seguire Gesù, e quest'ultimo, sebbene nutrisse considerazione nei suoi confronti, arrivò a dire:
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più
piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. [Ivi 11: 11]
Il culto di Giovanni, comunque, sopravvisse, ed egli è tutt'ora venerato dalla Massoneria come patrono, così come lo fu dai Templari e dai Rosacroce. Dante incontra San Giovanni nel XXV canto del Paradiso, avvolto in una luce spendente e descritto come colui che "fue di su la croce al grande ufficio eletto", frase che è stata interpretata dai critici in un unico modo, ritenendo che il "grande ufficio" affidato a Giovanni sia "solo" quello di aver sostituito Gesù come figlio presso la Madonna, ma io credo che si possa attribuire a Dante l'idea di aver considerato Giovanni il vero Messia, scelto per guidare la vera Chiesa in contrapposizione con quella di Pietro.
Il Battista è definito, ancora, come colui che "giacque sopra 'l petto del nostro pellicano", ed anche qui la critica ha considerato il pellicano come simbolo del Cristo (seguendo una frase dei Salmi 101: 7) senza considerare che questo uccello è anche un simbolo massonico, ed anzi, all'interno dei gradi massonici il XVIII grado è definito "Principe Rosacroce - Cavaliere dell'Aquila e del Pellicano".
A proposito dell'Aquila, ricordiamo che si tratta di un altro simbolo esoterico (rosacrociano e poi massonico), oltre ad essere un simbolo di Giovanni Evangelista (discepolo del Battista prima che di Gesù) e non dimentichiamo le tradizioni che legano la città dell'Aquila ai Templari. I riferimenti danteschi a questo animale sono numerosissimi, soprattutto nel Paradiso.
A collegare Dante con gli ordini di discendenza Templare ci sarebbe anche il comune interesseper la cultura islamica, osteggiata allora dalla Chiesa, ma penetrata nel credo dei cavalieri. Lo storico e arabista spagnolo Miguel Asìn y Palacios ha rintracciato delle corrispondenze tra Divina Commedia e letteratura islamica, in particolare connettendo forma e contenuto dell'opera dantesca con il Libro del viaggio notturno di Mohyiddin ibn Arabi, conosciuto in ambito cristiano grazie alla traduzione castigliana dell'epoca di Alfonso X, tradotta a sua volta in latino ed in francese dal notaioBonaventura da Siena nella versione nota come il Libro della scala. Ad accumulare le due opere ci sarebbero diversi elementi: la visione finale di Dio, i cieli, le pene infernali, i cerchi della rosa mistica, l'immagine divina etc etc.
Stretti legami, dunque, intercorrono tra Dante e l'oriente, l'oriente ed i Templari, i Templari e Dante, i Templari ed i Rosacroce, Dante ed i Rosacroce, i Rosacroce e l'oriente (i viaggi del mitico Rosenkreuzsono diretti proprio in quelle terre). A sua volta il viaggio di Maometto descritto da ibn Arabusi lo si potrebbe collegare con la tradizione Buddhista, suggellando un legame tra religioni, letterature e culture considerato basilare dalla Massoneria, ma affatto ignoto ai cavalieri del tempio.
4. DANTE INIZIATO IN FRANCIA?
Passiamo ora ad un'altra questione: quando sarebbe avvenuta l'adesione di Dante a quest'ordine segreto? Certo i primi contatti sono da collocare ante esilio, e non è impossibile individuare i suoi maestri del culto in Guido Cavalcanti (averroista ed eretico) e Brunetto Latini, autore del Tresor, opera didascalica dai significati tutt'ora non pienamente svelati ed ispirata al Roman de la Rose; il Tesoretto si presenta simile alla Commedia, con una rinascita spirituale successiva ad una crisi interiore.
Il percorso esoterico dantesco, tuttavia, non avrebbe potuto svolgersi interamente in Italia, data anche la vicinanza pericolosa del Papato. La Francia sarebbe stata una tappa obbligata in questo cammino, e la questione se Dante abbia o no varcato le Alpi dopo l'esilio è tutt'ora combattuta.
Certo un viaggio a Parigi parrebbe confermato, secondo alcuni, dal canto X del Paradiso (versi 136-138), dove San Tommaso esalta Sigieri di Brabante, maestro della Facoltà delle Arti dell'Università di Parigi e massimo esponente averroista. In questi versi Dante fa riferimento ai luoghi accademici parigini come se ne avesse avuto un'esperienza diretta.
Conferme bibliografiche le abbiamo anche dal Villani:
l detto Dante era de' maggiori governatori de la nostra città e di quella parte, bene che fosse Guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo. [Cronica, II]
E da Boccaccio:
Da un passaggio successivo del Boccaccio si comprende che Dante possa aver vissuto a Parigi nel periodo in cui fu papa Clemente V; secondo alcuni studiosi Dante assisté anche al martirio degli "eretici" Templari e dello stesso Gran Maestro le Molay; ciò si evincerebbe da un passaggio del XXVII canto del Purgatorio in cui il poeta appare spaventato a morte dal fuoco:
In su le man commesse mi protesi,
guardando il foco e imaginando forte
umani corpi già veduti accesi. [16-18]
5. INTERPRETAZIONE MISTERICA DELL'OCCHIO E DEL RAGGIO LUMINOSO
Dante, dunque, quale eretico, templare e rosacrociano, considerando i riferimenti di Guénon di altri autori che segnalerò al termine del post. Tutto ciò può contribuire a trovare una spiegazione per quei versi "strani" del X canto dell'Inferno che abbiamo considerato in precedenza.
Nel sentire la profezia sul suo esilio, Dante personaggio resta sconvolto e turbato, ancora non consapevole del suo destino. Dante autore fa sì che Virgilio lo rassicuri con parole ferme e con aria decisa: "quando sarai davanti alla delicata luce di colei il cui occhio tutto vede, conoscerai da lei l'intero destino della tua vita" [parafrasando i versi 130-132].
Come leggere, dunque, questi misteriosi versi alla luce degli studi di Guénon, dunque ipotizzando l'appartenenza di Dante ad un ordine segreto di stampo Templare?
Il "dolce raggio" rimanda all'illuminazione, spirituale e conoscitiva, che si accompagna in questo caso ad una rivelazione. Questo processo è proprio della cultura cristiana, e i rimandi nella Bibbia sono numerosi:
- Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. [I Giovanni 2: 9]
- Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati
partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. [Lettera agli Ebrei 6: 4-5]
-Sì, tu sei la mia lucerna, Signore; il Signore illumina la mia tenebra. [II Samuele 22: 29]
-Egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi [...]e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose" [Efesini 1:18; 3:9].
L'immagine della luce, però, è stata riutilizzata anche da sette eretiche o che si opponevano alla Chiesa.
Il collegamento immediato va agli Illuminati di Baviera, confraternita fondata il primo maggio 1776 dal gesuita Adam Weishaupt e organizzata su tredici livelli di iniziazione. Lo scopo degli Illuminati era quello di sconfiggere il potere della Chiesa e dei sovrani assoluti, progetti simili a quelli della Massoneria a cui appartenevano molti illuminati, seppure l'organizzazione si collocasse al di fuori di essa, o meglio, controllandola dall'alto. I legami della setta con i concetti di "illuminazione" sono tantissimi, a partire dunque dal nome, ma lo stesso Weishaupt faceva riferimento ad un cammino che l'iniziato avrebbe dovuto intraprendere per trovare la "luce interiore" ed innalzarsi ad un livello quasi divino, seguendo un metodo gnostico di perfezionamento. Gli Illuminati ovviamente non sorsero dal nulla, ma facevano riferimento ad altre sette precedenti, tutte collegate in un modo o nell'altro alla luce.
Nel XVI secolo si diffuse in Spagna l'ordine mistico degli Alumbrados, distrutti successivamente dall'Inquisizione, ma sopravvissuti in modo nascosto; le origini del credo "illuminato" ebbe radici antiche, collegate con la cultura ebraica e mussulmana. Lo storico Marcelino Menéndez y Pelayo ha collegato l'ordine Alumbrados con i culti gnostici di origini italiane, legati loro volta con la diaspora dei Catari a seguito della crociata contro gli Albigesi. Lo stesso Ignazio di Loyola fu accusato di essere membro di tale setta. Gli Alunbrados entravano in una sorta mi estasi mistica attraverso la quale credevano di ricevere "l'illuminazione dello Spirito Santo". Secondo una tradizione interpretativa l'origine dell'ordine poteva essere collegato ai Templari superstiti, sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello.
Alumbrados e Templari, a loro volta, condividevano numerosi punti di contatto con iCatari. I Catari (diffusi nel sud della Francia ed in nord Italia) si distinguevano dagli altri gruppi ereticali per una maggiore pericolosità agli occhi della Chiesa. Essi, infatti, avevano costituito un vero e proprio clero parallelo, con tanto di vescovi e sacerdoti, senza contare i riti particolari a cui erano dediti: secondo la loro dottrina bisognava seguire in modo pedissequo gli insegnamenti del Vangelo, tralasciando tutte le aggiunge apportate da papi, sia per quanto riguarda i dogmi che per i sacramenti. L’idea dei Catari era quella di un universo diametralmente diviso in due, il mondo superiore della luce da una parte e quello inferiore della materia dall’altra; il compito del credente, secondo la loro interpretazione, era quello di staccarsi in tutti i modi possibili dalla materia, praticando un’ascesi durissima. La contrapposizione tra spirito e materia era così estrema che essi consideravano Gesù come un essere di puro spirito, emanazione divina ma egli stesso non divino, e le sue sofferenze umane una illusione (rifiutavano dunque il simbolo della Croce), mentre arrivavano addirittura ad identificare il Dio creatore del Vecchio testamento con Satana, dato che il vero Dio non avrebbe mai generato la materia impura.
Tutti questi ordini medioevali, comunque, si ricollegano direttamente al culto degli Esseni. La dottrina catara, ad esempio, caratterizzata da elementi gnostici e dualistici, sarebbe collegata con le prime “sette” precristiane o ebraiche, come appunto quella essena. Costoro seguivano una dieta vegetariana, praticavano un celibato radicale ed anche nella loro comunità, così come in quelle dei Catari, coloro che restavano casti erano considerati di un gradino superiore rispetto agli altri; vestivano in maniera molto povera ed in generale disprezzavano i beni materiali, proibivano l’idolatria così come in seguito i Catari respingeranno il simbolo della croce, ed inoltre erano conosciuti come i “perfetti” d’Israele, così come in seguito gli Albigesi saranno conosciuti quali “perfetti cristiani”. Anche gli Esseni praticavano la non violenza e vivevano in comunità all’interno delle quali erano condivisi i beni. Per quanto riguarda l’apparato teologico, anche gli Esseni avevano una concezione dualistica del cosmo, diviso tra luce ed ombra, disprezzando tutto ciò di materiale presente nell’esistenza e praticando una gnosi finalizzata all’illuminazione suprema; nella Regola della comunità essena si fa un esplicito riferimento ai "Figli della luce" che lottano contro le tenebre.
Un cammino di luce, dunque, segna i secoli prima e dopo Dante, e rende così spiegabile il riferimento all'illuminazione rivelatrice, anche al di fuori dell'interpretazione strettamente cristiana cattolica.
Dopo aver cercato riferimenti alla luce nelle sette segrete basate su gnosticismo eermetismo concentriamoci sull'occhio [che] tutto vede, dato che nel passo dantesco questo termine è utilizzato da Virgilio per specificare "colei" che attraverso l'illuminazione sarà in grado di mostrare a Dante il destino della sua vita.
L'occhio che tutto vede (noto proprio con l'espressione simile a quella dantesca), conosciuto anche come occhio della Provvidenza o occhio onniveggente, è un simbolo utilizzato per rappresentare lo sguardo di Dio, tradizionalmente iscritto in un triangolo e circondato da raggi (altra similitudine con il passo dantesco). L'origine di questo simbolo è antichissima, risale all'occhio di Hourus (noto anche come occhio di Ra) della cultura egizia, immagine di prosperità e fortuna. Come altri simboli egizi, anche l'occhio è entrato nella tradizione ebraica e poi cristiana, e la Bibbia presenta diverse occorrenze in merito:
-Ma l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei. [Esdra 5:5]
- Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame [Salmi 33: 18-19]
-Con la sua forza domina in eterno il suo occhio scruta le nazioni. [Salmi 66:7]
- La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce. [Vangelo secondo Matteo 6:22]
Nell'iconografia cristiana l'occhio fu inserito all'interno di un triangolo, simbolo della trinità, ma anche in questo secondo elemento c'è da considerare la vicinanza con la forma della piramide egizia. Oggi il simbolo è comunemente accostato alla Massoneria, agli Illuminati ed a altri ordini simili, comunque non è raro trovare l'occhio in chiese cristiane medioevali, ma anche moderne.
Così come la luce, dunque, anche l'occhio è stato utilizzato dalla sette segrete in "concorrenza" con la Chiesa e non prendendolo da essa; la cultura egizia è la fonte comune di entrambe le tradizioni. L’occhio onniveggente, per i massoni, è un costante ammonimento ad agire per il bene sotto il controllo del Grande Architetto, ma anche uno stimolo a guardare avanti ed in profondità, andando oltre l’apparenza delle cose. Dovrebbe essere rappresentato senza assottigliamenti ai lati, così da non apparire né destro e né sinistro, risultando quindi un “terzo occhio” spirituale.
L'occhio è stato utilizzato anche in altri contesti che hanno subito l'influenza della Massoneria: l'immagine dellaDichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è sovrastata dall'occhio onniveggente da cui fuoriescono dei raggi luminosi (sono noti i legami tra Massoneria, Illuminismo e Rivoluzione francese); il dollaro americanopresenta, sul rovescio, un occhio inscritto nella punta triangolare di una piramide tagliata, uguale a quello presente sul Gran sigillo degli Stati uniti d'America (anche in questo caso sono noti i legami tra la Massoneria e la nascita degli Stati Uniti).
L'immagine dell'occhio presente nella Commedia, dunque, non ha un riferimento univoco con l'iconografia cristiana, ed in effetti all'interno della Chiesa essa è stata usata in modo decisamente raro, oserei dire quasi che la chiesa ad un certo punto abbia rifiutato l'icona dell'occhio, consapevole del significato gnostico che la contraddistinse. Potrebbe collegarsi meglio, quindi, con una tradizione ermetica di origine egizia, la quale poi è riaffiorata apertamente a partire dal '700, con la nascita ufficiale della Massoneria. Dante potrebbe porsi come medium tra le due fasi, provando con questo suo riferimento l'esistenza di un collegamento tra simbologia egizia e sette segrete moderne.
Virgilio, dunque, sta dicendo a Dante di non tremare dinnanzi alla profezia sul suo esilio. Questo perché presto egli incontrerà l'occhio [che] tutto vede (entrerà a far parte di una setta) il quale lo guiderà nel processo di rivelazione [l'illuminazione vista in precedenza] che segnerà il resto della sua vita. Dante autore sta preannunciando a Dante personaggio questa svolta, anticipata nel canto precedente dall'avviso di prestare bene attenzione a ciò che verrà detto nel girone degli eretici. Non a caso Dante sceglie proprio questo luogo, il cerchio degli eretici,ossia di coloro cioè che si sono allontanati dalla Chiesa per intraprendere un diverso cammino di conoscenza. A differenza di Guido Cavalcanti, però, il cammino di Dante non sarà segnato soltanto dal freddo razionalismo ateo, ma congiungerà la sapienza filosofica con la rivelazione (Beatrice), tuttavia non può essere considerata una coincidenza la scelta di assegnare a San Bernardo (autore della regola templare) la preghiera diretta alla Madonna per concedere al pellegrino lavisione di Dio. Beatrice e San Bernardo, allegorie di due diverse rivelazioni, la prima che parte in seno al tradizione cristiana, l'altra che vi si allontana, o meglio la fonde con tradizioni orientali (ebraiche, mussulmane, indiane) così come aveva fatto i Templari tanto cari a San Bernardo.
6. DANTE "TEMPLARE": LE CONFERME NEL PARADISO
Abbiamo dunque analizzato il passo dantesco alla luce di riferimenti extratestuali, contemplando la possibilità che l'autore abbia fatto degli accenni alla sua adesione (futura per Dante personaggio, passata per Dante autore) ad un ordine segreto post-templare. C'è da considerare, tuttavia, che l'avvertimento di Virgilio rimanda anche ad un'altra parte della Commedia: un passaggio fondamentale del Paradiso in cui il poeta verrà ragguagliato con più particolari sul suo destino.
E' possible rintracciare anche in questo punto un riferimento dantesco a questa sua affiliazione? Passiamo dunque alla terza cantica per scoprirlo.
L'incontro tra Dante e Cacciaguida avviene nel XVII canto del Paradiso, ma è necessario fare ancora una volta un passo indietro per poter capire meglio il senso di questa rivelazione.
Nel XIV canto del Paradiso Dante interroga le anime dei sapienti sul loro destino dopo il Giudizio Universale per sapere se esse manterranno il loro splendore quando riotterranno il corpo e se i loro occhi materiali riusciranno a sostenerne la luminosità spirituale. A rispondere a Dante è l'anima di Salomone, definita "luce più dia" (maggiormente luminosa) ed esaltato per la sua dolce voce attraverso il paragone con l'angelo dell'Annunciazione. Ci troviamo dunque dinnanzi ad unraggio luminoso e delicato, simile a quello prefigurato da Virgilio nel X dell'Inferno. Il terzo re d'Israele conferma che la luminosità non li abbandonerà mai ed anzi crescerà maggiormente dopo il Giudizio divino. Dunque corpo espirito si riuniranno in un legame di reciproco potenziamento.
Come mai Dante ha scelto proprio Salomone per questa rivelazione?
Certamente perché costui è l'autore del noto Cantico dei Cantici, in cui avviene l'unione tra uomo (natura divina) e donna (natura umana), tuttavia non possiamo dimenticare che Salomone ed il suo Tempio sono alla base dell'ordine Templare, da cui appunto quest'ultimi hanno preso il nome. L'onore riservato al figlio di re Davide sarebbe così spiegato non per una tradizione cattolica, bensì per il ruolo che esso aveva in quell'ordine e che ha mantenuto anche dopo, basti pensare alla centralità di Salomone e del Tempio nella Massoneria. Non è dunque il Salomone della tradizione cristiana colui che spiega a Dante la necessità di fondere lo spirito con la materia, l'anima con il corpo, bensì il Salomone eroe templare, colui che con il suo Tempio ha tramandato i segreti della conoscenza (a volere essere più precisi il primo maestro templare fu Hiram Abif, architetto del tempio salomonico).
Il tempio che Dante sta costruendo con questo cammino è quello interiore, attraverso un processo di ascesa gnostica che gli permetterà di mettersi in contatto con Dio, così come nel tempio salomonico era conservata l'Arca dell'Alleanza, simbolo d'unione tra umano e divino. I riferimenti femminili di Virgilio (quella il cui bell'occhio tutto vede, da lei [...]) non devono essere spiegati semplicisticamente con un errore compiuto da Dante, ma possono essere motivati con l'intenzione di riferirsi ad una organizzazione segreta, la Fede Santa, all'interno della quale l'Alighieri ha conosciuto il destino della sua vita, da un punto di vista soprattutto spirituale.
Dopo aver ascoltato, dunque, dalle parole del "maestro" Salomone, Dante viene investito da unaluminosità fortissima che quasi lo acceca. Il poeta, infatti, ha ricevuto la vera rivelazione, non sul proprio esilio, ma sulla consapevolezza dell'unione tra corpo ed anima, necessaria all'elevazione. Immerso nel bagliore di questa consapevolezza, Dante transita nel cielo di Marte, quello degli spiriti combattenti, e qui ode un inno di cui non riesce a decifrare se non due parole "Risorgi e vinci", udite proprio nel momento in cui egli vede le anime dei combattenti disporsi a croce, simbolo cristiano ma anche crociato. Dalla croce la resurrezione, dunque, messaggio cristiano, ma arricchito dalle parole precedenti di Salomone; il messaggio di resurrezione del Cristo è interpretato in maniera diversa dalla Chiesa e da coloro che invece seguono iVangelo gnostici, all'interno dei quali si auspica un cammino di rinascita non soltanto corporale, ma soprattutto spirituale, che la Chiesa invece ha messo in secondo piano, come se il ritorno del Cristo abbia salvato l'umanità in generale senza spronare ad un cambiamento interno i singoli cuori.
Dopo la fondamentale rivelazione salomonica, Dante può ora udire quella più terrena che sta per fargli il suo avo Cacciaguida, staccatosi dagli altri spiriti li presenti.
Il trisavolo di Dante combatté in Terrasanta al tempo della Seconda crociata (1147-1149) e qui morì, consumando quello che chiamerà il suo "martirio". Questa crociata fu la prima a cui parteciparono iTemplari, missione piuttosto sfortunata per le forze cristiane, le quali non riuscirono a riprendere la Contea di Edessa ed anzi subirono numerose sconfitte. Gli storici hanno stabilito la morte di Cacciaguida tra il 1147 ed il 1148, anni in cui dunque le debacle furono numerose ed in cui perse la vita anche il secondo maestro templare, Robert de Craon. E' dunque possibile stabilire un collegamento tra l'avo di Dante ed i Templari? Di sicuro fu un combattente per la fede e morì martire di quella causa. Di certo in quegli anni i Templari combatterono le stesse battaglie e molti di essi persero la vita con lui, tra cui appunto il secondo gran maestro. Dante, dunque, chiede che sorte gli riservi il proprio destino terreno ad un "santo milite", per usare un'espressione utilizzata in precedenza dall'Alighieri per definire i Templari. Nel momento in cui Dante ascolta la profezia di Cacciaguida, però, non appare particolarmente turbato come in precedenza durante la rivelazione di Farinata.
Ad un certo punto afferma, addirittura, di sentirsi "ben tetragono ai colpi di ventura" (Par, XVII, 24): "tetragono" (letteralmente "cubo") sta per "saldo", "sicuro", e c'è da notare che Dante è stato il primo a trasportare questa espressione in volgare prendendola dall'Etica Nicomachea ove è usata con un simile significato metaforico di stabilità. Non sfuggirà ai conoscitori della Massoneria il comune riferimento all'immagine della pietra, nelle due qualità di grezza e lavorata: la pietra allo stato grezzo rappresenta il massone ai suoi inizi, ricco di potenzialità ma ancora inadatto a svolgere il suo compito; il lavoro necessario per levigare la pietra è il simbolo del percorso interiore da attraversare per avvicinarsi alla perfezione e poter finalmente cooperare con gli altri; la pietra levigata, infatti, si combina con le altre (gli altri massoni) per edificare il Tempio, il progetto comune di perfezionamento.
Dunque Dante ha conosciuto il proprio cammino terreno, ma non ne è rimasto scosso, rassicurato ormai sul proprio destino (spirituale più che carnale) dalle parole del maestro Salomone, colui che ha proferito la vera rivelazione anticipata da Virgilio.
RIEPILOGO E CONCLUSIONI
Partendo da un avvertimento dantesco abbiamo deciso di prestare attenzione alle parole "strane" presenti nel X dell'inferno. Qui i riferimenti all'occhio ed alla luce sono stati spiegati andando oltre il loro significato letterale, morale, anagogico e allegorico cristiano, facendo riferimento invece ad una lettura esoterica; da ciò abbiamo verificato la possibilità o meno che Dante sia appartenuto ad un ordine segreto templare e le prove raccolte hanno confermato la fondatezza dell'ipotesi. Alcuni passi del Paradiso hanno apportato ulteriori conferme, ed in questa cantica è stato possibile osservare come la rivelazione anticipata da Virgilio non riguardasse il futuro materiale del poeta (o almeno non solo), ma preannunciasse l'iniziazione di Dante, foriera di illuminazione e consapevolezza.
Come indicato all'inizio, molti passaggi della produzione dantesca, in particolare nella Divina Commedia, si presentano di difficile interpretazione, risultando quasi oscuri alla maggioranza dei critici, i quali tuttavia preferiscono rintanarsi in spiegazioni spesso banali, oppure affermare che sia stato lo stesso Dante a contraddirsi, piuttosto che avanzare ipotesi poco "ortodosse".
Consapevoli che la difficoltà di molte parti del testo dantesco permangono comunque, anche dopo una lettura di tipo misterico, riteniamo possibile continuare l'approfondimento basato su questi presupposti, convinti che anche altre parti dell'opera saranno illuminate da un'analisi priva di preconcetti e limiti interpretativi.
BIBLIOGRAFIA:
38 canti scelti della Divina Commedia, commento e note di Maria Loretta Tordini e Cosimo Dell'Aquila, De Agostini, Novara, 1998.
Dante Alighieri, la Divina Commedia, commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Oscar Mondadori, Milano, 2005.
René Guénon, L'esoterismo in Dante, Atanòr, Roma, 1971.
Jules Boucher, La simbologia massonica, Atanòr, Roma, 1980.
SITOGRAFIA:
Su "Dante eretico" e per una interpretazione della Commedia in questa nuova luce: http://adeliopellegrini.com/DE/indice.php
Per l'influenza della cultura egizia su quelle successive: http://acinsnewsciences.wordpress.com/2012/09/01/linfluenza-egizia-sulla-cultura-globale-sul-cristianesimo-e-sul-simbolismo-massonico/
Per l'interpretazione esoterica dellaCommedia: http://pendientedemigracion.ucm.es/info/italiano/acd/tenzone/t11/ciavolella.pdf
Una lettura sulla Commedia come cammino iniziatico: http://www.tradizioneiniziatica.org/prove_iniziatiche_divina_commedia.htm e http://www.altrogiornale.org/news.php?item.5716.8
Sui Rosacroce: http://www.disinformazione.it/mistero_rosacroce.htm e http://www.arkpe.it/articoli.php?%20f=28
Sul rapporto tra Templari e San Giovanni Battista: http://www.edicolaweb.net/icone07a.htm
Su Dante "massone", rosacrociano e templare: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/01/dante-templare-massone-rosacrociano.html
Nessuna delle due, però, prestando attenzione all'avvertimento di Dante del canto precedente, ha cercato in queste terzine un significato nascosto, eppure questi versi sono certamente "strani", ovvero misteriosi. Con il supporto di René Guénon chiameremo questo senso nascosto "propriamente iniziatico, metafisico nella sua essenza" [L'esoterismo in Dante, Atanòr, 1971, pag. 8]. Per comprendere come mai si debba ricercare un significato misterico nella Divina Commedia faremo un excursus sul Dante esoterico, seguendo il testo di Guénon.
3. DANTE ERETICO: TRA TEMPLARI E ROSACROCE
Guénon sostenne l'appartenenza di Dante ad un ordine segreto, progenitore dell'attuale Massoneria. LaDivina Commedia sarebbe un'opera interamente dedicata agli iniziati di quest'ordine e comprensibile in pieno soltanto da quest'ultimi, possessori degli intelletti "sani" citati precedentemente. L'affiliazione di Dante ad una organizzazione misterica è definita indubbia (ivi, pag. 9) da Guénon il quale poi afferma che esisteva un metodo consolidato da parte dei nemici di questi ordini segreti, consistente nell'accusarli di eresia pretestuosamente, con il solo fine di volerli distruggere, come accadde ad esempio con i Templari o con i Catari soppressi dalla Chiesa [per i collegamenti tra questi due gruppi cliccare qui].
Secondo Guénon , Dante avrebbe fatto parte dell'associazione della Fede Santa (o Fedeli d'Amore), Terz'Ordine di filiazione templare, i cui dignitari portavano il titolo di Kadosch = "santo", grado conservato ancora oggi nelle alte sfere massoniche.
| San Bernardo |
Ai versi 127-129 del canto XXXI del Paradiso Dante avrebbe lasciato un indizio del passaggio dall'ordine Templare a quello Rosacroce:
In forma dunque di candida rosa
Mi mostrava la milizia santa
Che nel suo sangue Cristo fece sposa.
Da "milizia" (ordine combattente) a "candida rosa" con un riferimento finale al simbolo dei RosaCroce, tramite l'immagine del sangue. Che Dante abbia particolarmente a cuore il destino dei Templari è confermato anche dal XX canto del Purgatorio, in cui, attraverso le parole di Ugo Capeto, lancia una vera e propria maledizione contro la famiglia di Filippo il Bello, macchiatosi della gravissima colpa di aver depredato il tesoro dell'Ordine del Tempio.
O Segnor mio, quando sarò io lieto
a veder la vendetta che, nascosa,
fa dolce l'ira tua nel tuo secreto?
Ad accomunare Dante ed i Templari c'è anche la devozione per Giovanni Battista, il protettore di Firenze. I Templari eragiovanniti, e fu certamente questa una delle colpe per le quali furono condannati come eretici.
C'è un'antica tradizione che contrappone Giovanni Battista a Gesù Cristo e che venera il primo come vero messia; un accenno alla "disputa" che dovette sorgere tra i due è rintracciabile anche nei Vangeli canonici, più precisamente in quello di Matteo. Mentre Giovanni è prigioniero a Macheronte invia dei discepoli da Gesù con l'incarico di domandargli se sia lui o meno il vero Messia, ed ecco le risposta:
Giovanni intanto, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?". Gesù rispose: "Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non si scandalizza di me". [Vangelo secondo Matteo 11: 4,5]
Giovanni non sciolse la propria confraternita per seguire Gesù, e quest'ultimo, sebbene nutrisse considerazione nei suoi confronti, arrivò a dire:
In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più
piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. [Ivi 11: 11]
Il culto di Giovanni, comunque, sopravvisse, ed egli è tutt'ora venerato dalla Massoneria come patrono, così come lo fu dai Templari e dai Rosacroce. Dante incontra San Giovanni nel XXV canto del Paradiso, avvolto in una luce spendente e descritto come colui che "fue di su la croce al grande ufficio eletto", frase che è stata interpretata dai critici in un unico modo, ritenendo che il "grande ufficio" affidato a Giovanni sia "solo" quello di aver sostituito Gesù come figlio presso la Madonna, ma io credo che si possa attribuire a Dante l'idea di aver considerato Giovanni il vero Messia, scelto per guidare la vera Chiesa in contrapposizione con quella di Pietro.
Il Battista è definito, ancora, come colui che "giacque sopra 'l petto del nostro pellicano", ed anche qui la critica ha considerato il pellicano come simbolo del Cristo (seguendo una frase dei Salmi 101: 7) senza considerare che questo uccello è anche un simbolo massonico, ed anzi, all'interno dei gradi massonici il XVIII grado è definito "Principe Rosacroce - Cavaliere dell'Aquila e del Pellicano".
A proposito dell'Aquila, ricordiamo che si tratta di un altro simbolo esoterico (rosacrociano e poi massonico), oltre ad essere un simbolo di Giovanni Evangelista (discepolo del Battista prima che di Gesù) e non dimentichiamo le tradizioni che legano la città dell'Aquila ai Templari. I riferimenti danteschi a questo animale sono numerosissimi, soprattutto nel Paradiso.
| Simbolo del trentatreesimo grado della massoneria |
Stretti legami, dunque, intercorrono tra Dante e l'oriente, l'oriente ed i Templari, i Templari e Dante, i Templari ed i Rosacroce, Dante ed i Rosacroce, i Rosacroce e l'oriente (i viaggi del mitico Rosenkreuzsono diretti proprio in quelle terre). A sua volta il viaggio di Maometto descritto da ibn Arabusi lo si potrebbe collegare con la tradizione Buddhista, suggellando un legame tra religioni, letterature e culture considerato basilare dalla Massoneria, ma affatto ignoto ai cavalieri del tempio.
4. DANTE INIZIATO IN FRANCIA?
Passiamo ora ad un'altra questione: quando sarebbe avvenuta l'adesione di Dante a quest'ordine segreto? Certo i primi contatti sono da collocare ante esilio, e non è impossibile individuare i suoi maestri del culto in Guido Cavalcanti (averroista ed eretico) e Brunetto Latini, autore del Tresor, opera didascalica dai significati tutt'ora non pienamente svelati ed ispirata al Roman de la Rose; il Tesoretto si presenta simile alla Commedia, con una rinascita spirituale successiva ad una crisi interiore.
| Roman de la Rose |
Certo un viaggio a Parigi parrebbe confermato, secondo alcuni, dal canto X del Paradiso (versi 136-138), dove San Tommaso esalta Sigieri di Brabante, maestro della Facoltà delle Arti dell'Università di Parigi e massimo esponente averroista. In questi versi Dante fa riferimento ai luoghi accademici parigini come se ne avesse avuto un'esperienza diretta.
Conferme bibliografiche le abbiamo anche dal Villani:
l detto Dante era de' maggiori governatori de la nostra città e di quella parte, bene che fosse Guelfo; e però sanza altra colpa co la detta parte bianca fue cacciato e sbandito di Firenze, e andossene a lo Studio a Bologna, e poi a Parigi, e in più parti del mondo. [Cronica, II]
E da Boccaccio:
Ma poi ch'egli vide da ogni parte chiudersi la via alla tornata, e di dì in dì più divenire vana la sua speranza, non solamente Toscana, ma tutta Italia abbandonata, passati i monti che quella dividono dalla provincia di Gallia, come poté, se n'andò a Parigi; e quivi tutto si diede allo studio e della filosofia e della teologia, ritornando ancora in sé dell'altre scienzie ciò che forse per gli altri impedimenti avuti se ne era partito. [Trattatello in laude di Dante, capitolo XI]
Da un passaggio successivo del Boccaccio si comprende che Dante possa aver vissuto a Parigi nel periodo in cui fu papa Clemente V; secondo alcuni studiosi Dante assisté anche al martirio degli "eretici" Templari e dello stesso Gran Maestro le Molay; ciò si evincerebbe da un passaggio del XXVII canto del Purgatorio in cui il poeta appare spaventato a morte dal fuoco:
In su le man commesse mi protesi,
guardando il foco e imaginando forte
umani corpi già veduti accesi. [16-18]
5. INTERPRETAZIONE MISTERICA DELL'OCCHIO E DEL RAGGIO LUMINOSO
Dante, dunque, quale eretico, templare e rosacrociano, considerando i riferimenti di Guénon di altri autori che segnalerò al termine del post. Tutto ciò può contribuire a trovare una spiegazione per quei versi "strani" del X canto dell'Inferno che abbiamo considerato in precedenza.
Nel sentire la profezia sul suo esilio, Dante personaggio resta sconvolto e turbato, ancora non consapevole del suo destino. Dante autore fa sì che Virgilio lo rassicuri con parole ferme e con aria decisa: "quando sarai davanti alla delicata luce di colei il cui occhio tutto vede, conoscerai da lei l'intero destino della tua vita" [parafrasando i versi 130-132].
Come leggere, dunque, questi misteriosi versi alla luce degli studi di Guénon, dunque ipotizzando l'appartenenza di Dante ad un ordine segreto di stampo Templare?
Il "dolce raggio" rimanda all'illuminazione, spirituale e conoscitiva, che si accompagna in questo caso ad una rivelazione. Questo processo è proprio della cultura cristiana, e i rimandi nella Bibbia sono numerosi:
- Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. [I Giovanni 2: 9]
- Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno gustato il dono celeste, sono diventati
partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del mondo futuro. [Lettera agli Ebrei 6: 4-5]
-Sì, tu sei la mia lucerna, Signore; il Signore illumina la mia tenebra. [II Samuele 22: 29]
-Egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi [...]e di manifestare a tutti quale sia il piano seguito da Dio riguardo al mistero che è stato fin dalle più remote età nascosto in Dio, il Creatore di tutte le cose" [Efesini 1:18; 3:9].
L'immagine della luce, però, è stata riutilizzata anche da sette eretiche o che si opponevano alla Chiesa.
Il collegamento immediato va agli Illuminati di Baviera, confraternita fondata il primo maggio 1776 dal gesuita Adam Weishaupt e organizzata su tredici livelli di iniziazione. Lo scopo degli Illuminati era quello di sconfiggere il potere della Chiesa e dei sovrani assoluti, progetti simili a quelli della Massoneria a cui appartenevano molti illuminati, seppure l'organizzazione si collocasse al di fuori di essa, o meglio, controllandola dall'alto. I legami della setta con i concetti di "illuminazione" sono tantissimi, a partire dunque dal nome, ma lo stesso Weishaupt faceva riferimento ad un cammino che l'iniziato avrebbe dovuto intraprendere per trovare la "luce interiore" ed innalzarsi ad un livello quasi divino, seguendo un metodo gnostico di perfezionamento. Gli Illuminati ovviamente non sorsero dal nulla, ma facevano riferimento ad altre sette precedenti, tutte collegate in un modo o nell'altro alla luce.
Nel XVI secolo si diffuse in Spagna l'ordine mistico degli Alumbrados, distrutti successivamente dall'Inquisizione, ma sopravvissuti in modo nascosto; le origini del credo "illuminato" ebbe radici antiche, collegate con la cultura ebraica e mussulmana. Lo storico Marcelino Menéndez y Pelayo ha collegato l'ordine Alumbrados con i culti gnostici di origini italiane, legati loro volta con la diaspora dei Catari a seguito della crociata contro gli Albigesi. Lo stesso Ignazio di Loyola fu accusato di essere membro di tale setta. Gli Alunbrados entravano in una sorta mi estasi mistica attraverso la quale credevano di ricevere "l'illuminazione dello Spirito Santo". Secondo una tradizione interpretativa l'origine dell'ordine poteva essere collegato ai Templari superstiti, sfuggiti alla persecuzione di Filippo il Bello.
| Esecuzione dei Catari |
Tutti questi ordini medioevali, comunque, si ricollegano direttamente al culto degli Esseni. La dottrina catara, ad esempio, caratterizzata da elementi gnostici e dualistici, sarebbe collegata con le prime “sette” precristiane o ebraiche, come appunto quella essena. Costoro seguivano una dieta vegetariana, praticavano un celibato radicale ed anche nella loro comunità, così come in quelle dei Catari, coloro che restavano casti erano considerati di un gradino superiore rispetto agli altri; vestivano in maniera molto povera ed in generale disprezzavano i beni materiali, proibivano l’idolatria così come in seguito i Catari respingeranno il simbolo della croce, ed inoltre erano conosciuti come i “perfetti” d’Israele, così come in seguito gli Albigesi saranno conosciuti quali “perfetti cristiani”. Anche gli Esseni praticavano la non violenza e vivevano in comunità all’interno delle quali erano condivisi i beni. Per quanto riguarda l’apparato teologico, anche gli Esseni avevano una concezione dualistica del cosmo, diviso tra luce ed ombra, disprezzando tutto ciò di materiale presente nell’esistenza e praticando una gnosi finalizzata all’illuminazione suprema; nella Regola della comunità essena si fa un esplicito riferimento ai "Figli della luce" che lottano contro le tenebre.
Un cammino di luce, dunque, segna i secoli prima e dopo Dante, e rende così spiegabile il riferimento all'illuminazione rivelatrice, anche al di fuori dell'interpretazione strettamente cristiana cattolica.
Dopo aver cercato riferimenti alla luce nelle sette segrete basate su gnosticismo eermetismo concentriamoci sull'occhio [che] tutto vede, dato che nel passo dantesco questo termine è utilizzato da Virgilio per specificare "colei" che attraverso l'illuminazione sarà in grado di mostrare a Dante il destino della sua vita.
| Simbolo sul dollaro |
-Ma l'occhio vigile del loro Dio era sugli anziani dei Giudei. [Esdra 5:5]
- Ecco, l'occhio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame [Salmi 33: 18-19]
-Con la sua forza domina in eterno il suo occhio scruta le nazioni. [Salmi 66:7]
- La lucerna del corpo è l'occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce. [Vangelo secondo Matteo 6:22]
Nell'iconografia cristiana l'occhio fu inserito all'interno di un triangolo, simbolo della trinità, ma anche in questo secondo elemento c'è da considerare la vicinanza con la forma della piramide egizia. Oggi il simbolo è comunemente accostato alla Massoneria, agli Illuminati ed a altri ordini simili, comunque non è raro trovare l'occhio in chiese cristiane medioevali, ma anche moderne.
| Chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane |
L'occhio è stato utilizzato anche in altri contesti che hanno subito l'influenza della Massoneria: l'immagine dellaDichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino è sovrastata dall'occhio onniveggente da cui fuoriescono dei raggi luminosi (sono noti i legami tra Massoneria, Illuminismo e Rivoluzione francese); il dollaro americanopresenta, sul rovescio, un occhio inscritto nella punta triangolare di una piramide tagliata, uguale a quello presente sul Gran sigillo degli Stati uniti d'America (anche in questo caso sono noti i legami tra la Massoneria e la nascita degli Stati Uniti).
L'immagine dell'occhio presente nella Commedia, dunque, non ha un riferimento univoco con l'iconografia cristiana, ed in effetti all'interno della Chiesa essa è stata usata in modo decisamente raro, oserei dire quasi che la chiesa ad un certo punto abbia rifiutato l'icona dell'occhio, consapevole del significato gnostico che la contraddistinse. Potrebbe collegarsi meglio, quindi, con una tradizione ermetica di origine egizia, la quale poi è riaffiorata apertamente a partire dal '700, con la nascita ufficiale della Massoneria. Dante potrebbe porsi come medium tra le due fasi, provando con questo suo riferimento l'esistenza di un collegamento tra simbologia egizia e sette segrete moderne.
Virgilio, dunque, sta dicendo a Dante di non tremare dinnanzi alla profezia sul suo esilio. Questo perché presto egli incontrerà l'occhio [che] tutto vede (entrerà a far parte di una setta) il quale lo guiderà nel processo di rivelazione [l'illuminazione vista in precedenza] che segnerà il resto della sua vita. Dante autore sta preannunciando a Dante personaggio questa svolta, anticipata nel canto precedente dall'avviso di prestare bene attenzione a ciò che verrà detto nel girone degli eretici. Non a caso Dante sceglie proprio questo luogo, il cerchio degli eretici,ossia di coloro cioè che si sono allontanati dalla Chiesa per intraprendere un diverso cammino di conoscenza. A differenza di Guido Cavalcanti, però, il cammino di Dante non sarà segnato soltanto dal freddo razionalismo ateo, ma congiungerà la sapienza filosofica con la rivelazione (Beatrice), tuttavia non può essere considerata una coincidenza la scelta di assegnare a San Bernardo (autore della regola templare) la preghiera diretta alla Madonna per concedere al pellegrino lavisione di Dio. Beatrice e San Bernardo, allegorie di due diverse rivelazioni, la prima che parte in seno al tradizione cristiana, l'altra che vi si allontana, o meglio la fonde con tradizioni orientali (ebraiche, mussulmane, indiane) così come aveva fatto i Templari tanto cari a San Bernardo.
6. DANTE "TEMPLARE": LE CONFERME NEL PARADISO
Abbiamo dunque analizzato il passo dantesco alla luce di riferimenti extratestuali, contemplando la possibilità che l'autore abbia fatto degli accenni alla sua adesione (futura per Dante personaggio, passata per Dante autore) ad un ordine segreto post-templare. C'è da considerare, tuttavia, che l'avvertimento di Virgilio rimanda anche ad un'altra parte della Commedia: un passaggio fondamentale del Paradiso in cui il poeta verrà ragguagliato con più particolari sul suo destino.
E' possible rintracciare anche in questo punto un riferimento dantesco a questa sua affiliazione? Passiamo dunque alla terza cantica per scoprirlo.
L'incontro tra Dante e Cacciaguida avviene nel XVII canto del Paradiso, ma è necessario fare ancora una volta un passo indietro per poter capire meglio il senso di questa rivelazione.
Nel XIV canto del Paradiso Dante interroga le anime dei sapienti sul loro destino dopo il Giudizio Universale per sapere se esse manterranno il loro splendore quando riotterranno il corpo e se i loro occhi materiali riusciranno a sostenerne la luminosità spirituale. A rispondere a Dante è l'anima di Salomone, definita "luce più dia" (maggiormente luminosa) ed esaltato per la sua dolce voce attraverso il paragone con l'angelo dell'Annunciazione. Ci troviamo dunque dinnanzi ad unraggio luminoso e delicato, simile a quello prefigurato da Virgilio nel X dell'Inferno. Il terzo re d'Israele conferma che la luminosità non li abbandonerà mai ed anzi crescerà maggiormente dopo il Giudizio divino. Dunque corpo espirito si riuniranno in un legame di reciproco potenziamento.Come mai Dante ha scelto proprio Salomone per questa rivelazione?
Certamente perché costui è l'autore del noto Cantico dei Cantici, in cui avviene l'unione tra uomo (natura divina) e donna (natura umana), tuttavia non possiamo dimenticare che Salomone ed il suo Tempio sono alla base dell'ordine Templare, da cui appunto quest'ultimi hanno preso il nome. L'onore riservato al figlio di re Davide sarebbe così spiegato non per una tradizione cattolica, bensì per il ruolo che esso aveva in quell'ordine e che ha mantenuto anche dopo, basti pensare alla centralità di Salomone e del Tempio nella Massoneria. Non è dunque il Salomone della tradizione cristiana colui che spiega a Dante la necessità di fondere lo spirito con la materia, l'anima con il corpo, bensì il Salomone eroe templare, colui che con il suo Tempio ha tramandato i segreti della conoscenza (a volere essere più precisi il primo maestro templare fu Hiram Abif, architetto del tempio salomonico).
Il tempio che Dante sta costruendo con questo cammino è quello interiore, attraverso un processo di ascesa gnostica che gli permetterà di mettersi in contatto con Dio, così come nel tempio salomonico era conservata l'Arca dell'Alleanza, simbolo d'unione tra umano e divino. I riferimenti femminili di Virgilio (quella il cui bell'occhio tutto vede, da lei [...]) non devono essere spiegati semplicisticamente con un errore compiuto da Dante, ma possono essere motivati con l'intenzione di riferirsi ad una organizzazione segreta, la Fede Santa, all'interno della quale l'Alighieri ha conosciuto il destino della sua vita, da un punto di vista soprattutto spirituale.
Dopo aver ascoltato, dunque, dalle parole del "maestro" Salomone, Dante viene investito da unaluminosità fortissima che quasi lo acceca. Il poeta, infatti, ha ricevuto la vera rivelazione, non sul proprio esilio, ma sulla consapevolezza dell'unione tra corpo ed anima, necessaria all'elevazione. Immerso nel bagliore di questa consapevolezza, Dante transita nel cielo di Marte, quello degli spiriti combattenti, e qui ode un inno di cui non riesce a decifrare se non due parole "Risorgi e vinci", udite proprio nel momento in cui egli vede le anime dei combattenti disporsi a croce, simbolo cristiano ma anche crociato. Dalla croce la resurrezione, dunque, messaggio cristiano, ma arricchito dalle parole precedenti di Salomone; il messaggio di resurrezione del Cristo è interpretato in maniera diversa dalla Chiesa e da coloro che invece seguono iVangelo gnostici, all'interno dei quali si auspica un cammino di rinascita non soltanto corporale, ma soprattutto spirituale, che la Chiesa invece ha messo in secondo piano, come se il ritorno del Cristo abbia salvato l'umanità in generale senza spronare ad un cambiamento interno i singoli cuori.
![]() |
| La candida rosa dei beati |
Il trisavolo di Dante combatté in Terrasanta al tempo della Seconda crociata (1147-1149) e qui morì, consumando quello che chiamerà il suo "martirio". Questa crociata fu la prima a cui parteciparono iTemplari, missione piuttosto sfortunata per le forze cristiane, le quali non riuscirono a riprendere la Contea di Edessa ed anzi subirono numerose sconfitte. Gli storici hanno stabilito la morte di Cacciaguida tra il 1147 ed il 1148, anni in cui dunque le debacle furono numerose ed in cui perse la vita anche il secondo maestro templare, Robert de Craon. E' dunque possibile stabilire un collegamento tra l'avo di Dante ed i Templari? Di sicuro fu un combattente per la fede e morì martire di quella causa. Di certo in quegli anni i Templari combatterono le stesse battaglie e molti di essi persero la vita con lui, tra cui appunto il secondo gran maestro. Dante, dunque, chiede che sorte gli riservi il proprio destino terreno ad un "santo milite", per usare un'espressione utilizzata in precedenza dall'Alighieri per definire i Templari. Nel momento in cui Dante ascolta la profezia di Cacciaguida, però, non appare particolarmente turbato come in precedenza durante la rivelazione di Farinata.
Ad un certo punto afferma, addirittura, di sentirsi "ben tetragono ai colpi di ventura" (Par, XVII, 24): "tetragono" (letteralmente "cubo") sta per "saldo", "sicuro", e c'è da notare che Dante è stato il primo a trasportare questa espressione in volgare prendendola dall'Etica Nicomachea ove è usata con un simile significato metaforico di stabilità. Non sfuggirà ai conoscitori della Massoneria il comune riferimento all'immagine della pietra, nelle due qualità di grezza e lavorata: la pietra allo stato grezzo rappresenta il massone ai suoi inizi, ricco di potenzialità ma ancora inadatto a svolgere il suo compito; il lavoro necessario per levigare la pietra è il simbolo del percorso interiore da attraversare per avvicinarsi alla perfezione e poter finalmente cooperare con gli altri; la pietra levigata, infatti, si combina con le altre (gli altri massoni) per edificare il Tempio, il progetto comune di perfezionamento.
Dunque Dante ha conosciuto il proprio cammino terreno, ma non ne è rimasto scosso, rassicurato ormai sul proprio destino (spirituale più che carnale) dalle parole del maestro Salomone, colui che ha proferito la vera rivelazione anticipata da Virgilio.
RIEPILOGO E CONCLUSIONI
Partendo da un avvertimento dantesco abbiamo deciso di prestare attenzione alle parole "strane" presenti nel X dell'inferno. Qui i riferimenti all'occhio ed alla luce sono stati spiegati andando oltre il loro significato letterale, morale, anagogico e allegorico cristiano, facendo riferimento invece ad una lettura esoterica; da ciò abbiamo verificato la possibilità o meno che Dante sia appartenuto ad un ordine segreto templare e le prove raccolte hanno confermato la fondatezza dell'ipotesi. Alcuni passi del Paradiso hanno apportato ulteriori conferme, ed in questa cantica è stato possibile osservare come la rivelazione anticipata da Virgilio non riguardasse il futuro materiale del poeta (o almeno non solo), ma preannunciasse l'iniziazione di Dante, foriera di illuminazione e consapevolezza.
Come indicato all'inizio, molti passaggi della produzione dantesca, in particolare nella Divina Commedia, si presentano di difficile interpretazione, risultando quasi oscuri alla maggioranza dei critici, i quali tuttavia preferiscono rintanarsi in spiegazioni spesso banali, oppure affermare che sia stato lo stesso Dante a contraddirsi, piuttosto che avanzare ipotesi poco "ortodosse".
Consapevoli che la difficoltà di molte parti del testo dantesco permangono comunque, anche dopo una lettura di tipo misterico, riteniamo possibile continuare l'approfondimento basato su questi presupposti, convinti che anche altre parti dell'opera saranno illuminate da un'analisi priva di preconcetti e limiti interpretativi.
BIBLIOGRAFIA:
38 canti scelti della Divina Commedia, commento e note di Maria Loretta Tordini e Cosimo Dell'Aquila, De Agostini, Novara, 1998.
Dante Alighieri, la Divina Commedia, commento di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Oscar Mondadori, Milano, 2005.
René Guénon, L'esoterismo in Dante, Atanòr, Roma, 1971.
Jules Boucher, La simbologia massonica, Atanòr, Roma, 1980.
M. Baigent, R.Leigh, Origini e storia della Massoneria, Il tempio e la loggia, Newton & Compton, Milano, 1998.
P. Mariani, La penna e il compasso. L'altra faccia della letteratura italiana: gnosi, massoneria, rivoluzione, Il Cerchio, Rimini, 2005.
Marco Pizzuti, Rivelazioni non autorizzate, Edizioni Il Punto d'Incontro, Vicenza, 2009.
Luigi Valli, Il linguaggio segreto di Dante e dei «Fedeli d'Amore», Luni Editrice, Milano 1994.
SITOGRAFIA:
Su "Dante eretico" e per una interpretazione della Commedia in questa nuova luce: http://adeliopellegrini.com/DE/indice.php
Per l'influenza della cultura egizia su quelle successive: http://acinsnewsciences.wordpress.com/2012/09/01/linfluenza-egizia-sulla-cultura-globale-sul-cristianesimo-e-sul-simbolismo-massonico/
Per l'interpretazione esoterica dellaCommedia: http://pendientedemigracion.ucm.es/info/italiano/acd/tenzone/t11/ciavolella.pdf
Una lettura sulla Commedia come cammino iniziatico: http://www.tradizioneiniziatica.org/prove_iniziatiche_divina_commedia.htm e http://www.altrogiornale.org/news.php?item.5716.8
Sui Rosacroce: http://www.disinformazione.it/mistero_rosacroce.htm e http://www.arkpe.it/articoli.php?%20f=28
Sul rapporto tra Templari e San Giovanni Battista: http://www.edicolaweb.net/icone07a.htm
Su Dante "massone", rosacrociano e templare: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2010/01/dante-templare-massone-rosacrociano.html


Volevo saperlo di più per La candida dei beati...grazie e salute.
RispondiElimina