mercoledì 4 marzo 2026
SCRITTI CORSARI, Pier Paolo Pasolini
martedì 6 gennaio 2026
ALTRO CHE FALSISSIMO: 10 VERE FINZIONI PER CUI DOVREMMO INDIGNARCI
Falsissimo, già. Ma cosa c'è di davvero falso nella nostra società? Su cosa ci ingannano?
Se gli italiani si dedicassero a studiare tali questioni così come fanno con gossip, sport, trend e simili, allora sarebbe davvero molto più difficile prenderci in giro.
Ma invece non è così, quindi chi ci domina continua a falsificare qualsiasi cosa che davvero ci possa interessare.
E voi?
Quali altri "falsissimo" davvero importanti vorreste che fossero analizzati dai media?
1 - Il sistema bancario/monetario
Credete che i soldi in banca esistano davvero? Falso. Dallo sganciamento dal gold standard, il denaro è debito creato dal nulla. Le banche prestano soldi che non hanno (riserva frazionaria) creando inflazione che erode i vostri risparmi. È un gioco di prestigio legalizzato dove il banco vince sempre e voi pagate gli interessi sul nulla.Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).2 - L'oscura strategia della tensione
Da Piazza Fontana a Bologna, passando per il caso Moro. Ci hanno raccontato varie favole, nascondendo per decenni che pezzi deviati dello Stato, servizi segreti e potenze straniere muovevano i fili per terrorizzare la popolazione e mantenere lo status quo. Indagherete sulla maggiore "fake news" della storia repubblicana?
3 - La trattativa stato-mafia
Mentre ci mostravano gli eroi antimafia morire, nelle stanze dei bottoni qualcuno stringeva la mano ai carnefici. La finzione è averci fatto credere che Stato e Mafia fossero due eserciti sempre contrapposti, quando per anni hanno condiviso interessi, messaggi e, forse, agende politiche. Il "bacio" tra guardie e ladri è la scena più censurata di sempre.4 - L'esportazione della democrazia
Ogni volta che sentite "intervento umanitario" o "missione di pace", leggete: gas, petrolio, controllo geopolitico o vendita di armi. Le guerre moderne sono operazioni commerciali mascherate da crociate morali. Gli obiettivi scelti di volta in volta in base agli interessi. I morti civili sono veri, la nobile causa è quasi sempre falsa.
5 - L'alternanza destra - sinistra
Il teatrino più vecchio del mondo. Cambiano i colori, cambiano gli slogan, litigano nei talk show, ma le direttive economiche e i vincoli sovranazionali restano identici. È come il wrestling: sul ring se le danno, ma nello spogliatoio si spartiscono l'incasso. Voi tifate, loro se la ridono e ingrassano i conti.
6 - La meritocrazia come ascensore sociale
"Se ti impegni, ce la farai". La più grande bugia per tenere buoni i poveri. I dati dicono che in Italia ci vogliono 5 generazioni per uscire dalla povertà. Le carriere sono blindate da nepotismo, cooptazione e rendite di posizione. Non vince il migliore, vince "il figlio di" o "l'amico di".7 - L'obsolescenza programmata e il consumismo
Elettrodomestici, smartphone, auto: progettati per rompersi appena scade la garanzia. La tecnologia potrebbe essere duratura, ma il profitto richiede che voi compriate, buttiate e ricompriate. È una truffa ingegneristica ai danni del consumatore e del pianeta, venduta come "innovazione". La ruota deve sempre girare.
8 - La libertà del web
Pensate di usare Google o i social "gratis"? Falso. Il prezzo è la vostra privacy, i vostri dati, la vostra mente profilata e venduta al miglior offerente. La rete doveva liberarci, è diventata la più grande macchina di sorveglianza e manipolazione di massa della storia. Nessuno pensa di eliminarli, ma almeno ci sia la giusta coscienza.
9 - La sicurezza a scapito della libertà
Ogni emergenza, (talvolta reale, ma spesso fake) diventa una occasione per sorvegliare, schedare, controllare. Le misure “temporanee” restano, i diritti svaniscono, e c’è anche chi accetta tutto ciò pur di provare un minimo di falsa sicurezza in più. Almeno fino alla prossima crisi.10 - L'informazione libera
Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).
Video: https://shorturl.at/X5DIx
lunedì 8 dicembre 2025
SE I PARTITI ITALIANI FOSSERO OPERE LETTERARIE
Sia ben chiaro, la scelta di Fratelli d’Italia di chiamare la propria kermesse giovanile “Atreju” è affascinante, ma si poteva fare di meglio. Il personaggio di Atreju, protagonista del romanzo “La storia infinita”, combatteva contro il Nulla, ma in politica spesso il problema non è tale mancanza assoluta, ma il suo opposto, l’eccesso di retorica, promesse, esteriorità vana.
Quindi vado in soccorso degli uffici stampa dei partiti italiani e
suggerisco loro come trovare una nuova identità letteraria, magari davvero onesta,
calzante e decisamente ironica.
Ecco come ribattezzerei le loro convention, attingendo ai grandi classici:
vediamo come sarebbero i maggiori politici italiani se svolgessero la propria
attività nelle opere letterarie.
Iniziamo proprio con il partito leader e con un duplice personaggio ispirato al romano di Stevenson. Già, perché da un lato abbiamo la Premier in posa istituzionale, con idee atlantiste, che rassicura i mercati, dialoga con la Von der Leyen, con diversi leader stranieri e firma patti di stabilità in puro stile moderato. Dall'altro, nell’oscurità della notte, ecco spuntare l'anima di lotta che in realtà guarda al passato e “vorrebbe riscrivere la storia”. Militanti che urlano nei comizi spagnoli di Vox, vedeno complotti "gender" nelle scuole di ogni ordine e grado, occupano la RAI, portano avanti commenti di intolleranza nelle proprie chat private e innalzano saluti romani nelle sezioni giovanili. Al(la) protagonista non resta che circondarsi di parenti per ricevere un aiuto, sperando che la trasformazione sua o di qualche suo rappresentante non avvenga in diretta TV, svelando il vero volto inquietante e forse amato da una base che applaude Jekyll, ma in realtà vota per l’Hyde che si credeva scomparto da circa 80 anni.
Il personaggio di Shakespeare sembra perfetto per un partito il cui motore eterno e immobile è il dubbio. "Essere o non essere? (davvero di sinistra?)”; “Campo largo o vocazione maggioritaria?” “Avvicinarsi o meno al centro?". Come sede il castello gigantesco e freddo di Elsinore (il Nazareno), pieno di fantasmi del passato che si rivoltano contro i discendenti/esponenti di oggi o che sussurrano in direzioni opposte. Elly Schlein, vestita di nero esistenziale, cammina avanti e indietro sul palco tenendo in mano non un teschio, ma il simbolo del partito, o di quel che ne resta. Come il principe di Danimarca, tra l’altro, tutti avvertono l’imminenza di un tradimento, con uno “Zio Claudio” di turno che trama nell’ombra. La tragedia del PD è l'inazione. Tutti sanno che c'è del marcio in Danimarca (il Paese ha problemi), ma il Principe prende tempo. Convoca una direzione. Poi un'assemblea. Poi una costituente. Mentre Amleto dubita, dietro le tende di velluto (le famigerate e temute "correnti"), Polonio, Laerte e Claudio si stanno già accoltellando a vicenda per una candidatura alle regionali, alle europee o in vista delle politiche. La kermesse finisce sempre allo stesso modo: il palco è pieno di corpi politici caduti ("bruciati"), e arriva un Fortinbras straniero (la destra) a prendersi il regno senza aver dovuto nemmeno sguainare la spada.
Movimento 5 Stelle: Il castello dei destini incrociati
Calvino offre il paragone ideale per un gruppo di viandanti che, una volta entrati nel Palazzo, sembrano aver perso la parola, dato non possono più urlare "Vaffa" nelle piazze perché ora indossano la cravatta. Sono costretti a raccontare la loro storia usando i Tarocchi, quel linguaggio politichese che in passato avevano sempre abiurato. Naturalmente, come nell’opera, il significato muta continuamente e ogni singola storia cambia in base a chi la racconta: le carte del "Cambiamento" e del "Reddito" assumono un valore opposto a seconda che si incrocino con la carta "Lega" (Conte I), quella "PD" (Conte II), col "Banchiere" (Draghi). Esce poi la carta del Bagatto (Il Mago): nel 2013 significava Beppe
È una narrazione combinatoria eterna: puoi rimescolare le carte (o i principi fondanti) all'infinito, sperando che esca la combinazione vincente che li riporti al 30%. Ma dal mazzo continuano a uscire solo due di picche.
Lega: Moby Dick
Qui la metafora con l’opera di Melville si scrive da sola. Al timone della nave c'è il Capitano Salvini, zoppicante come i suoi decreti e divorato da un'unica, cieca ossessione: ritrovare la leggendaria Balena Bianca (il 34% delle Europee 2019); l’ha vista, quasi toccata, e ora la sogna da sempre. Per inseguire questo mostro mitologico che ormai vive solo nei ricordi, il Capitano costringe la ciurma a una navigazione folle, cambiando rotta ogni giorno a seconda del vento dei social. La differenza con il libro è che questo Ahab, in preda al panico da sondaggio, non lancia l'arpione solo contro la balena: lo lancia contro qualsiasi cosa si muova in acqua. Un giorno arpiona gli autovelox, il giorno dopo la farina di grillo, poi i monopattini, quindi gli immigrati, ancora il CBD, infine i giudici.
Il primo ufficiale Starbuck (Luca Zaia) e il secondo ufficiale Stubb (Massimiliano Fedriga) si scambiano sguardi preoccupati. Sanno che la Balena è andata, migrata in altri mari (verso Fratelli d'Italia). Vorrebbero tornare a caccia di prede più semplici e sicure (l'Autonomia), ma il Capitano è impazzito. Ordina di lanciare arpioni contro tutto ciò che vede o di imbarcare chiunque, persino il Generale Vannacci, o magari vorrebbe attraccare la sua nave sotto il Ponte sullo Stretto. L'equipaggio continua a remare per inerzia, terrorizzato dal momento in cui il Capitano, nel tentativo finale di colpire la Balena, trascinerà l'intera nave negli abissi dell'irrilevanza politica.
Forza Italia: Il fu Mattia Pascal
Niente di meglio di Pirandello per la storia di un'entità che è ufficialmente "passata a miglior vita" (politicamente, con la scomparsa del fondatore), ma che cerca di costruirsi una nuova identità con il nome di "Adriano Meis" (o Antonio Tajani). La manifestazione surreale di un partito che vive nel limbo: vorrebbe essere libero dall'ombra ingombrante del passato per rifarsi una vita, ma scopre che senza quel "documento d'identità" (il nome Berlusconi nel simbolo) non esiste socialmente. I leader attuali vorrebbero ricominciare una nuova esistenza, ma non ci riescono.
I vecchi congiunti (alleati) si sono rifatti una nuova vita, per cui gli attuali esponenti, citando l’opera del premio Nobel, “chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira; nessuna più trova la via: si urtano, s'aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non possono mettersi d'accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa”.
Italia Viva: Il Grande Gatsby
L’opera di Fitzgerald ci proietta l’immagine perfetta per il partito dello scintillio, del lusso e dell'ottimismo americano, dove tutto sembra possibile, tranne superare la soglia di sbarramento. Matteo Renzi è il perfetto Jay Gatsby: un self-made man carismatico e misterioso, con un passato in giro per il mondo (magari per qualche conferenza) che organizza feste sontuose — la Leopolda come la villa a West Egg — piene di luci, slide e jazz, sperando di attirare l'attenzione. Ma cosa guarda davvero Renzi dal molo della sua solitudine dorata? Fissa incantato una luce verde lontana e irraggiungibile: non l'amore di Daisy, ma il 40% del 2014. Il suo dramma è racchiuso nella frase simbolo del libro: "Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può!". Lui ne è convinto. Peccato che, come nel romanzo, alle sue feste tutti bevano volentieri il suo champagne (approfittando delle sue manovre di palazzo), ma quando la musica finisce e le luci si spengono, alle urne non rimane nessuno. Nemmeno Nick Carraway.
Azione: Il Galateo
Come Monsignor Giovanni Della Casa, anche Calenda vuole insegnarci qualcosa: come governare un Paese di scostumati che non studiano. Qui si combatte contro i congiuntivi sbagliati, le coperture finanziarie assenti e il populismo sguaiato di chi mangia con le mani (metaforicamente e non). La kermesse si basa su regole rigidissime: non si può dire "voglio andare in pensione prima", è scortese verso l'INPS; non si può dire "il nucleare mi fa paura", è da villani antiscientifici; se un elettore fa una domanda provocatoria, il Monsignore non risponde: lo blocca, perché il blocco su Twitter è l'equivalente moderno dello schiaffo con il guanto di velluto.
Alleanza Verdi e Sinistra: Don Chisciotte della Mancia
Cervantes ci guida tra lance e armature arrugginite. La festa del popolo ideale per chi vede giganti fascisti e mostri capitalisti anche dove ci sono solo banali mulini a vento. Una saga cavalleresca dove il nobile ideale si scontra costantemente con la goffaggine della realtà, cavalcando un ronzino (la percentuale elettorale) che fatica a reggere il peso di tutte quelle battaglie etiche lanciate contemporaneamente, con molta poca attenzione per il mondo e i problemi concreti. E dove Sancio Panza cerca disperatamente di spiegare che la "transizione ecologica" non si paga con le buone intenzioni.
Il mondo continua ad essere guardato non com’è, ma come dovrebbe essere, e tutto ciò può anche essere romantico, ma resta molto poco pragmatico. Né il Don né AVS si arrendono mai; stremati, ignorati, derisi, ripartono con la convinzione che la prossima carica sarà quella buona, verso un “Sol dell’Avvenire” che forse, ormai, è alle spalle.
+Europa: Aspettando Godot
I leader del partito, così come i personaggi di Beckett, aspettano. Attendono il Federalismo Europeo, la Ragione che trionfa sul populismo, il momento in cui gli italiani inizieranno a votare leggendo i dossier per un liberalismo senza regole e confini. Un’attesa infinita, un dramma in due atti. Nel primo i protagonisti passano il tempo in discussioni intellettuali elevatissime. I loro ragionamenti sono complicati, non destinati alle masse. Difatti, intorno a loro il pubblico non c'è, o se c'è non capisce. Passano altri personaggi (Pozzo e Lucky, forse Calenda e Renzi?), fanno un gran baccano, si scambiano insulti, promettono rivoluzioni, cadono e si rialzano. Didi e Gogo li guardano con un misto di compassione e orrore: "Sono così poco europei", sussurrano, aggiustandosi la bombetta. Nel secondo atto, per ingannare l'attesa, i protagonisti provano a fare ginnastica: cambiano nome alla lista. Prima "+Europa", poi "Stati Uniti d'Europa", poi "Per l'Europa con...".
Noi Moderati: L'uomo invisibile
Questa non è una festa di partito, è un fenomeno paranormale. La manifestazione si tiene in una sala conferenze apparentemente vuota. Le sedie sembrano libere, i corridoi deserti. Eppure, se si tende l'orecchio, si sentono fruscii, colpi di tosse discreti e il rumore di fogli che si spostano: sono loro. Sono i Moderati. Come nel romanzo di Wells, il leader Maurizio Lupi (lo scienziato Griffin) ha tentato l'esperimento chimico definitivo: fondere insieme particelle subatomiche della politica (l'UdC, Coraggio Italia, Italia al Centro, un pezzo di Toti, un frammento di Brugnaro) per creare una "Cosa" solida. Il risultato, però, è stato un effetto collaterale imprevisto: il partito è diventato trasparente. Ci sono, votano, sostengono il governo, ma l'occhio umano (e quello dei sondaggisti) li attraversa senza riuscire a metterli a fuoco. Nel libro, l'Uomo Invisibile deve coprirsi di bende, indossare occhiali scuri, guanti e cappotto pesante solo per essere percepito dagli altri.
Insomma, Giorgia Meloni ha voluto scomodare
Michael Ende, ma forse ha dimenticato la lezione più importante del libro.
Nella Storia Infinita, il
"Nulla" divorava il regno di Fantàsia perché gli esseri umani avevano
smesso di sognare e di credere. Guardando questa nostra libreria politica, tra
nobili decaduti, cavalieri che caricano mulini a vento, narcisisti solitari e
fantasmi in cerca d'autore, la metafora purtroppo regge benissimo.
Solo che qui il "Nulla" non è un mostro
astratto: è l'astensionismo. E di fronte a una trama così confusa, ripetitiva e
piena di buchi di sceneggiatura, il vero miracolo non è che la storia sia
infinita. Il miracolo è che ci sia ancora qualcuno, fuori dal Palazzo, che ha
voglia di comprarne una copia.
E voi?
Quale di questi "capolavori" lascereste volentieri a prendere polvere
sullo scaffale?
domenica 30 novembre 2025
SANITA' - SCUOLA - SICUREZZA: I PILASTRI INCRINATI DELL'ITALIA
Da decenni le tre basi che dovrebbero curarci, istruirci e difenderci vengono minate da governi di ogni tipo, con il solo obiettivo di consegnarci un futuro nel quale unicamente chi potrà permettersele sarà in grado di vivere con dignità.
Che sia un piano prestabilito o solo incompetenza, ormai non c’è più tempo.
Dobbiamo agire ora.
Protesta, indignati, denuncia, informati. Non lasciare che i pilastri del nostro Paese siano distrutti, compromettendo il nostro futuro e quello dei nostri figli.
Scrivilo nei commenti e condividi questo messaggio, non lasciare che resti tutto così.
martedì 10 giugno 2025
REFERENDUM 2025 – UN FALLIMENTO ANNUNCIATO
L’istituto referendario è oggettivamente in crisi da alcuni anni a questa parte, basta guardai i dati per capirlo: dal ’74 al ’90 non si poneva nemmeno il dubbio del mancato raggiungimento o no del quorum, era una sfida tra i sì e i no; dal ’90 al 2011 la soglia del 50% + 1 dei votanti è stata raggiunta a fasi alterne, mentre da allora ad oggi solo il referendum sulla riduzione dei parlamentari ha avuto successo.
Le basi dell’ultima tornata referendaria, comunque, apparivano a mio modesto
parere fin da subito molto fragili anche per la sua stessa contraddittoria
genesi.
Espressi queste mie perplessità nel seguente post, diffuso su vari
social:
“Referendum,un pasticcio di sinistra.I primi 3 quesiti vogliono abolire riforme approvate dalla sinistra,infatti sono ancora divisi. Il 5 vuole abolire il principio dei 10 anni per la cittadinanza che fu approvato da un governo che includeva forze di sinistra;inoltre, tutti i governi successivi di quell'area non vi hanno messo mano.Inoltre, aggiungere un quinto quesito così divisivo non porterà al quorum, mentre solo i primi 4 avrebbero ricevuto l'approvazione anche da sostenitori di altre aree.”
Al di là degli innumerevoli insulti di chi ormai ha perso la
ragione (a sinistra) per le troppe e continue sconfitte politiche, mi furono
fatte le seguenti tre obiezioni:
- 1- Se il quinto quesito è divisivo si possono
benissimo ritirare solo le prime 4 schede.
La mia risposta: “Non è mai successo e non succederà
mai che milioni di persone prendano 4 schede, lasciando la quinta”.
Conclusione oggettiva: La percentuale dei votanti si è assestata al
29,9% per tutti e 5 i quesiti, mentre il quinto è stato proprio quello più
divisivo, con 65% di sì e 35% di no, mentre i primi 4 hanno viaggiato tra l’85
e l’88 % di sì.
- 2- I comitati promotori dei 5 referendum non c’entrano
con la sinistra, si tratta dei sindacati e di movimenti della società civile.
La mia risposta: “Sganciare
la CGIL dalla sinistra, in particolare dal PD, vuol dire andare contro la
realtà; per il quinto, invece, tra i promotori risulta anche il PSI, Rifondazione
Comunista, Possibile spesso in coalizione con la sinistra parlamentare; ad ogni
modo, anche se non presenti direttamente nel comitato iniziale, le forze di
sinistra si sono schierate fin da subito per la raccolta firme e per la
successiva campagna per i sì.”
Conclusione oggettiva:
Sfido chiunque oggi a non reputare il mancato quorum come indifferente alla
sinistra, tanto è vero che già è partita la solita discussione fratricida nel
PD.
- 3 - Non è vero che i referendum vogliono abolire
leggi di sinistra o a cui la sinistra non ha messo mano. Renzi, ad esempio, non
si può considerare di sinistra e l’attuale dirigenza del PD uscì proprio dopo l’approvazione
del Jobs Act.
La mia risposta: La legge
sulla cittadinanza nel 1992 fu promossa da una coalizione che comprendeva anche
PSI, PSDI, PRI e approvata con larghissima maggioranza da tutto l’arco
parlamentare; nessun governo di sinistra o con anche componenti di sinistra,
nei successivi decenni, l’ha abrogata o modificata in modo sostanziale. I quesiti
sul lavoro, invece, riguardano riforme varate dal 2014 al 2016 dal governo
Renzi, il quale allora rappresentava oggettivamente il PD, anche se poi ne è
uscito; inoltre, alla Camera ci furono ben 316 favorevoli, al Senato 166 e
pochissime defezioni nel PD; Bersani, Civati, Schein uscirono dal partito, ma
furono davvero in pochi. Tanto è vero che, anche prima del Referendum 2025, lo
stesso PD risultava ancora spaccato tra chi sosteneva il Sì (Schlein e i suoi),
chi il No (ala riformista) e chi, come Bonaccini, praticamente fino all’ultimo
non si è espresso.
Conclusione oggettiva: L’esito
del Referendum ha spaccato ancora il PD, in questi giorni continuano le
discussioni interne, ciò conferma che una fetta del partito non rinnega affatto
quanto approvato dal governo Renzi.
Quando ormai è stato confermato il mancato raggiungimento
del quorum ho commentato così sotto gli stessi post citati in precedenza.
“Nonostante
gli insulti ricevuti, alla fine la mia previsione si è avverata: quorum ampiamente mancato. Il 5 quesito è
stato quello decisivo per l'astensione, sebbene molti fossero davvero convinti
che sarebbe stato possibile raggiungere il quorum nei primi 4 almeno. Pensavate
davvero che la gente avrebbe ritirato solo quattro schede? Per i quesiti sul
lavoro, se anche lo stesso PD era diviso al suo interno, cosa potevate
aspettarvi?
P.s. io sono andato a votare”
Ovviamente, davanti alla realtà dei fatti, nessuno mi ha
risposto più, qualcuno come sempre mi ha insultato, altri, invece, mi hanno
bloccato per evitare di leggere l’oggettiva realtà dei fatti.
Ora, quindi, l’elettorato di sinistra vuole accettare l'amara verità? Vuole capire che la sconfitta era già segnata in partenza, e non di certo per la bontà dei quesiti, ma per incapacità dei propri rappresentanti?
Perché le opposizioni hanno contribuito al fallimento dei referendum?
Queste le loro posizioni alla vigilia:
PD: spaccato tra sì, no, forse
M5S: 4 sì e un libera scelta
AVS: 5 sì
Azione: 4 no e 1 sì
IV: no, libera scelta, no, libera scelta, sì
+Europa: 3 no e 2 sì
Premetto che non sono di destra (e questo governo non mi
piace), ma 5 partiti così divisi a cosa possono portare se non al fallimento?
Che alternativa sono? Se continuano così (e su molto altro sono in disaccordo)
lasceranno il potere alla destra per anni, cosa che a me non piace affatto.
La sinistra italiana è in condizioni pietose, e ovviamente ora sono cominciate le solite reazioni infantili. Chi sostiene che comunque è stata una vittoria perché si è arrivati al 30% (wow, era questo l’obiettivo?), chi afferma che aver portato 15 milioni di persone al voto è un successo, dato che la Meloni fu eletta con 12 milioni di voti a favore (ovviamente non contano che questi votanti sono difficilmente politicizzabili e i Sì sono comunque stati tra i 13 e i 9 milioni) e chi invece inizia con la classica colpevolizzazione del popolo, tanto cara ai politici di sinistra e a diversi loro appartenenti.
Come si nota questa colpevolizzazione? Dalla profonda incapacità di auto-analisi e critica, con conseguenti accuse di questo tipo:
Sconfitta alle elezioni? "Colpa della gente che non ci ha capito"
Non si raggiunge il quorum ai referendum? "Colpa della gente che è ignorante"
Aumentano i consensi degli altri partiti? "Colpa della gente che non ha più valori"
Questo vale dal PD all'ultimo partito di estrema sinistra che si è staccato da un altro partitino per questioni inutili.
Ribadisco che io non sono di destra, prima che iniziate a colpevolizzare a caso anche me.
In conclusione, il fallimento di questa tornata referendaria
era prevedibilmente anticipabile, se qualche leader non l’ha fatto ciò è
avvenuto solo per superbia, scollamento completo dalla realtà o chissà quale
calcolo politico.
Ci tendo a precisare, comunque, cosa ho votato io, anche se immagino che quasi
nessuno dei critici leggerà questo post fino alla fine: Sì, Sì, Sì, Sì, No.
Il No finale, tanto per accennare un tema che poi riprenderò in futuro, si
basa sull’idea che un semplice dimezzamento dei tempi sia una modalità
eccessivamente brusca per cambiare una legge che merita molta attenzione. La
mia idea per la cittadinanza si basa su uno Ius Scholae che prenda spunto da
alcuni elementi della Francia, dalla Germania, dal Regno Unito o dalla Spagna, paesi
dove il percorso di studi è usato come valore diretto o indiretto per la
naturalizzazione.
sabato 7 giugno 2025
DECRETO SICUREZZA: LO SCUDO CHE ALLARGA I POTERI DEI SERVIZI SEGRETI E GLI INQUIETANTI ESEMPI DEL PASSATO
Ma soffermiamoci sull'Articolo 31 del decreto, forse fin troppo sottovalutato dalla pubblica opinione. Sono state potenziate le attività della nostra Intelligence, in particolare quelle sotto copertura; gli 007 infiltrati potranno prendere parte ad associazioni terroristiche ed eversive, ed inoltre sarà possibile per loro dirigere e organizzare operazioni di tale stampo senza che ci sia alcuna conseguenza penale.
I familiari delle vittime di mafia e terrorismo già a gennaio avevano messo in guardia sui poteri concessi dall'allora DDL, mentre solo l'intervento del Presidente della Repubblica ha evitato che fosse imposto anche l'obbligo per le pubbliche amministrazioni di fornire informazioni al servizi segreti.
Già immagino i commenti di alcuni: "eh, ma i servizi segreti è normale che devono infiltrarsi", "se partecipano a delle operazioni è solo per smascherarle", "se organizzano atti di terrorismo non succederà nulla per davvero".
Troppi film hollywoodiani ci hanno fatto dimenticare la nostra storia nazionale, costellata di eventi oscuri e tragici nei quali spesso l'azione dell'Intelligence è stata tutt'altro che limpida e corretta.
Vediamo dieci esempi.
1 - STRAGE DI PIAZZA FONTANA (1969)
L'attentato terroristico del 12 dicembre causò 17 morti e 90 feriti, segnando l'inizio degli Anni di Piombo. Dopo decenni di processi alla fine la Cassazione ha stabilito la colpevolezza di terroristi appartenenti all'area di estrema destra, tuttavia nessuno degli esecutori materiali è mai stato condannato. Il SID nascose le appartenenze all'estremismo anti-comunista di alcuni sospetti, finse di non possedere informazioni fondamentali e agevolò la latitanza all'estero di altri probabili colpevoli. Non dimentichiamo che questo caso è collegato alla misteriosa morte dell'anarchico Pinelli.2 - GOLPE BORGHESE (1970)
Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre Junio Valerio Borghese, appoggiato dai movimenti di estrema destra Fronte nazionale e Avanguardia nazionale, tentò un colpo di stato, poi misteriosamente abortito. I vari processi e le inchieste successive non poterono contare su tutte le informazioni necessarie, dato che i file prodotti dal SID videro il taglio di molti dati fondamentali. La Commissione parlamentare che indagò in merito ad inizio anni 2000 stabilì che gli apparati avevano occultato la verità.3 - STRAGE DELL'ITALICUS (1974)
L'attentato ebbe luogo nella notte tra il 3 e il 4 agosto, portando alla morte di 12 persone. Gli autori furono individuati all'interno dell'associazioni neofasciste, sebbene anche in questo caso i processi non portarono ad alcuna condanna. Una dipendente del SID a distanza di anni fu condannata per falsa testimonianza, mentre un presunto attentatore riuscì a fuggire all'estero grazie a delle coperture occulte.4 - CASO MORO (1978)
Il rapimento dell'esponente della DC avvenne il 16 marzo, mentre l'uccisione il 9 maggio. I processi hanno portato alla condanna di diversi esponenti delle Brigate rosse. Tra i mille misteri del caso ci soffermiamo sulla figura di Antonio Chichiarelli che realizzò almeno un falso comunicato, fintamente attribuito alle BR, forse con l'obiettivo di allontanare le indagini dalla capitale, dando così maggiore libertà di movimento ai rapitori. Sono noti i suoi contatti con ambienti della mafia, dell'estremismo di destra ma anche dei servizi segreti, mentre la sua storia si lega anche all'omicidio Pecorelli. In entrambi i casi il SISDE non approfondirono le indagini su di lui e su chi potrebbe averlo manovrato, mentre anche la morte dello stesso Chichiarelli (per omicidio) è avvolta nel mistero. Secondo alcune teorie investigative, inoltre, membri dei servizi sarebbero stati al corrente del luogo dove era imprigionato Moro, mentre è certo che nello stesso stabile ci fossero appartamenti intestati ad informatori o uomini stessi dei servizi.5 - STRAGE DI BOLOGNA (1980)
La bomba del 2 agosto portò alla morte di 85 persone e al ferimento di oltre 200. I vari processi hanno portato alla condanna di terroristi di estrema destra, sebbene fin da subito il SISMI cercò di dirottare le indagini su fantomatici coinvolgimenti internazionali (la falsa "pista palestinese"). Alti funzionari dei servizi sono stati condannati per i depistaggi, sopratutto nel corso degli anni '90, e anche l'allora Presidente della Repubblica Cossiga affermò di essere stato mal informato dai servizi segreti.6 - STRAGE DI USTICA (1980)
Il 27 giugno, tra le isole di Ponza e Ustica, il volo di linea diretto da Bologna a Palermo fu abbattuto, con la conseguente morte di 81 tra passeggeri e membri dell'equipaggio. Numerosi processi non sono riusciti a scrivere la verità, mentre l'ex presidente della Repubblica Cossiga ha confermato la teoria più probabile, ossia che una potenza straniera abbia tentato di abbattere l'aereo sul quale viaggiava Gheddafi, colpendo invece il velivolo civile, sostenendo infine di essere stato informato dai servizi segreti italiani. I depistaggi sulla strage hanno riguardato presunte tracce di esplosivo (probabilmente aggiunte dopo, nei depositi militari) per indirizzare verso una bomba a bordo mai accertata. Negli ultimi anni, invece, sono stati desecretate 132 pagine redatte dei servizi, le quali però, oltre ad essere oggettivamente poche per un caso così importante, risultano prive di informazioni rilevanti, facendo pensare all'esistenza di altro materiale ancora nascosto. Si segnalano anche tracciati radar, probabilmente decisivi, persi nel corso delle indagini.7 - ORGANIZZAZIONE GLADIO (ANNI '50-'90)
8 - LOGGIA MASSONICA P2 (ANNI '50-'80)
La loggia nacque ufficialmente a fine '800, ma fu solo dopo il secondo dopoguerra, sotto la guida di Licio Gelli, che iniziò la sua attività clandestina deviata. Nella P2 entrarono imprenditori, giornalisti, politici, alti funzionari militari, oltre a capi e membri dei servizi segreti. La Commissione parlamentare d'inchiesta, attiva dal 1981, scoprì i piani della loggia finalizzati al controllo dell'ordine democratico e dei mass media, oltre al probabile coinvolgimento in tentati colpi di stato e attentati della strategia della tensione.9 - TRATTATIVA STATO-MAFIA (ANNI '90)
I dialoghi tra lo stato italiano e la mafia riguardano il periodo delle stragi degli anni '92-'93, quando per tentare di fermarle sarebbero stati concessi dei favori alla criminalità organizzata. Sebbene i tre gradi di giudizio siano terminati con la prescrizione per i boss e l'assoluzione per i vertici istituzionali, restano ancora dubbi su ciò che sarebbe avvenuto in quel periodo, soprattutto perché la Cassazione ha comunque confermato l'esistenza della trattativa. Prima di essere assassinato, il giudice Borsellino confidò alla moglie di essere a conoscenza del dialogo tra apparati dello stato e la mafia, affermando anche di sospettare di essere spiato dai servizi segreti. Successivamente anche dei boss pentiti hanno confermato di conoscere alcuni vertici dei servizi.
10 - PROTOCOLLO FARFALLA (2004)
Da una costola delle indagini sulla trattativa nasce quella rivolta a un presunto accordo tra i servizi segreti e l'amministrazione penitenziaria, finalizzato ad occultare visite degli 007 italiani nelle carceri, soprattutto a boss condannati al 41bis. L'obiettivo sarebbe stato quello di captare eventuali cedimenti nei detenuti mafiosi, iniziando colloqui volti a valutare la loro disponibilità a collaborare con la giustizia, o comunque per fare in modo che alcuni di loro diventassero informatori dei servizi. Le indagini non hanno portato a confermare l'accordo in sé, anche se l'esistenza di contatti e colloqui è abbastanza certa.
lunedì 2 giugno 2025
I 12 Principi Fondamentali della Costituzione Italiana (e perché non sono ancora pienamente realizzati)
I primi 12 articoli, i Principi fondamentali, sono la base di tutto il resto del testo e di ogni legge approvata fino ad oggi.
Tuttavia, pur consapevoli che il testo ha delle caratteristiche programmatiche, dobbiamo osservare con amarezza che tutti e 12 i principi in realtà non hanno mai trovato piena applicazione nella nostra repubblica italiana.
Vediamo perché.
Articolo 1
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Criticità: L’Italia è afflitta da alta disoccupazione giovanile, precarietà lavorativa e lavoro povero. Il lavoro c’è, ma spesso non garantisce dignità. La sovranità apparterrà pure al popolo, ma passando attraverso il potere delegato ai parlamentari, i quali spesso fanno e disfano come vogliono, allontanandosi completamente dal mandato popolare e senza subirne le conseguenze. Tutto ciò ha portato ad una altissima astensione e ha allontanato molti cittadini dalle istituzioni.
Articolo 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Criticità: Migranti, detenuti, disabili e persone in povertà estrema spesso non vedono tutelati i loro diritti in modo effettivo. I diritti inviolabili restano, talvolta, sulla carta, come ad esempio quello alla salute, svilito dalle lunghissime file d'attesa. I doveri di solidarietà restano più che mai solo sulla carta, soprattutto per come funziona il nostro sistema di tassazione.
Articolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Criticità: Disparità territoriali, discriminazioni di genere, razza, condizione sociale ed economica sono ancora diffuse. Non tutti partono dallo stesso punto. Le opinioni politiche sono tutt'altro che rispettate e tutelate, mentre le condizioni personali e sociali pesano tantissimo sul futuro di ogni singola persona. La Repubblica fatica nel tentare di rimuovere gli ostacoli all'uguaglianza dei cittadini, per cui enormi porzioni di popolazione restano al di fuori delle organizzazione politiche, faticano ad accedere ad una adeguata istruzione, sono estromesse dal mondo economico-lavorativo e dai contesti sociali migliori.
Articolo 4
La Repubblica riconosce a tutti il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Criticità: Il diritto al lavoro è spesso una lotteria. Molti, soprattutto i giovani e le donne, faticano a trovare un lavoro stabile e coerente con la propria formazione. Ultimamente anche gli anziani si trovano improvvisamente senza occupazione, proprio a pochi anni dalla pensione. Differenze territoriali, inoltre, hanno un'influenza decisiva sulla possibilità di trovare un lavoro e sulla possibilità di scegliere quale sia il proprio indirizzo professionale. Permangono ancora grandi sacche di lavoro nero ed irregolare.
Articolo 5
La Repubblica è una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Criticità: Le forti disuguaglianze tra Nord e Sud, e i ritardi nei trasferimenti di competenze e risorse, mostrano una realtà molto distante dall'autonomia equilibrata. Conflitti di competenze e tensioni tra stato centrale ed autonomie locali fanno sì che l'efficienza burocratica sia solo un miraggio per i cittadini. Senza dimenticare partiti e movimenti che minano costantemente l'unità e indivisibilità della nazione.
Articolo 6
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Criticità: Le minoranze linguistiche sono riconosciute, ma la promozione attiva delle loro culture e lingue è spesso marginale e poco finanziata. C'è ancora molto da fare per promuovere la conoscenza e il rispetto di tutte le espressioni linguistiche presenti sul territorio.
Articolo 7
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Criticità: I forti legami tra istituzioni e Chiesa mettono in dubbio una reale separazione: 8x1000, presenza religiosa in scuole pubbliche, sostegno alle scuole private cattoliche, ecc. Senza contare che la necessità di una revisione costituzionale agli accordi con la Chiesa rende quasi impossibile che ciò avvenga, anche se dovesse palesarsi una maggioranza parlamentare laica e riformista.
Articolo 8
Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Criticità: Non tutte le religioni hanno una piena intesa con lo Stato e alcune comunità faticano a vedersi riconosciute; in questo modo esse restano in una posizione di maggiori difficoltà rispetto ad altre nell'esercizio dei propri diritti. Permangono anche episodi di discriminazione e intolleranza, anche da parte di esponenti politici verso alcune minoranze religiose, come dimostra la difficoltà di aprire luoghi di culto non cattolici sul suolo italiano.
Articolo 9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Criticità: Ricerca sottofinanziata, fuga dei cervelli, precarietà nel mondo universitario: la promozione della cultura e della scienza è debole. Il patrimonio storico e artistico spesso non sono tutelati e pubblicizzati a sufficienza, (tra abusi edilizi, speculazioni e incuria) sprecando quell'enormità di beni che potrebbero fungere da attrattiva e da volano per l'economia. Scelte volte a risolvere i problemi del presente spesso contrastano con l'intento di tutelare la natura in nome delle generazioni future.
Articolo 10
L’ordinamento giuridico si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici.
Criticità: Diverse condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo mostrano che l’Italia non è sempre conforme agli standard internazionali, specie su giustizia e diritti umani. Le politiche migratorie sono altalenanti e spesso schiave di fini elettorali. Negli ultimi anni anche il diritto d'asilo ha visto pesanti limitazioni da parte di vari governi, con procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato che risultano lunghe e complesse, con alta percentuale di dinieghi.
Articolo 11
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Criticità: Pur non dichiarandole, l’Italia partecipa attivamente a missioni militari all'estero, anche in contesti ambigui, giustificandole come operazioni di pace e stabilizzazione e sollevando interrogativi sula loro piena conformità al ripudio della guerra come "strumento di offesa". La spesa militare in crescita e la presenza di basi NATO con armi nucleari straniere sollevano molti dubbi sulla coerenza con questo principio costituzionale. Inoltre, il nostro paese vende armi a Paesi coinvolti in conflitti, talvolta anche sanguinosi e condannati dalle stesse organizzazioni interazionali.
Articolo 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Criticità: Questo articolo sembra puramente simbolico, ma oggi l’uso della bandiera è spesso politicizzato, divisivo, e non sempre rappresenta l’unità e i valori costituzionali. Spinte separatiste e di anti-italianità evidenziano una difficoltà nell'identificazione con i simboli unitari.
Conclusione:
I Principi Fondamentali della nostra Costituzione non sono solo belle parole, ma restano un faro civile e sociale. Sono obiettivi concreti, ma oggi incompiuti. Abbiamo bisogno di riforme coraggiose, investimenti adeguati e consapevolezza civica da parte di tutti, solo così questi principi non saranno più solo programmatici, ma fattuali.
Conoscerli e difenderli è il primo passo per realizzarli davvero.

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