Dubito Ergo Sum
Il dubbio come via per la conoscenza.
mercoledì 4 marzo 2026
SCRITTI CORSARI, Pier Paolo Pasolini
giovedì 8 gennaio 2026
DALL'ITALIA AL VENEZUELA: IL PREZZO DELLA LIBERTÀ
C’è una frase che torna puntuale, quasi automatica, ogni volta che si parla di crisi internazionali, Venezuela compreso:
“Anche l’Italia è stata liberata dagli americani, quindi di cosa vi lamentate?”
È una frase comoda, ma troppo rassicurante.
Racconta solo metà storia e lascia fuori tutto ciò che stava scritto in piccolo, in fondo al contratto.
Ok, il contributo degli Alleati fu importante per abbattere il nazifascismo. Ma sarebbe altrettanto disonesto dimenticare il ruolo della Resistenza, la liberazione che veniva anche dal basso, dalle montagne e dalle città. E, soprattutto, sarebbe ingenuo pensare che quella libertà sia arrivata senza condizioni.
Ovviamente non è stata una donazione, ma un investimento.
E come tutti gli investimenti geopolitici ha preteso interessi.
Proviamo allora a guardare in faccia il conto.
Senza retorica o romanticismi. Solo i fatti e le conseguenze.
1. Atlantismo obbligato
Dal dopoguerra in poi, la politica estera italiana ha smesso di essere davvero autonoma. Siamo stati inseriti in un blocco, punto.Un blocco che ci ha chiesto fedeltà e obbedienza più che mediazione. Nel Mediterraneo avremmo potuto giocare un ruolo centrale, da ponte tra mondi. Invece ci siamo spesso ritrovati a fare da eco alle priorità di Washington, anche quando collidevano apertamente con i nostri interessi economici e diplomatici.
2. Dipendenza economia
Il Piano Marshall viene raccontato come un gesto di altruismo. In realtà fu una gigantesca operazione strategica.
Serviva a salvare il capitalismo europeo, a evitare che le macerie producessero consenso per i partiti comunisti, e a creare mercati per l’industria americana. Funzionò. Ma ci legò mani e piedi a modelli di consumo, flussi finanziari e logiche decise altrove. Da allora, ogni scossone a Wall Street ha avuto ripercussioni anche da noi. Vedi crisi del 2008 e non solo.
3. La conquista dell’immaginario
La colonizzazione più efficace non ha bisogno di carri armati. Basta Hollywood.Cinema, musica, pubblicità, stili di vita: l’American Way of Life è diventato sinonimo di modernità, progresso, successo. Tutto ciò che avevamo di bello, come tradizioni, identità locali, alternative culturali è stato lentamente ridicolizzato o marginalizzato. Lo stesso cinema, nel quale fino a qualche anno fa eravamo maestri, è stato silenziato per non danneggiare gli americani che allora ci facevano da scolaretti.
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4. Gladio e la Strategia della Tensione
Qui il discorso si fa più scuro.
Strutture paramilitari segrete, come Gladio, nate in ambito NATO per “difendere la democrazia”, hanno finito per sabotarla dall’interno. Decenni di stragi, depistaggi, verità spezzate. Una Strategia della Tensione che ha terrorizzato il Paese e congelato ogni reale alternativa politica.
E ancora oggi, molti mandanti restano sepolti sotto strati di segreto di Stato e complicità internazionali.
5. Basi militari e armi nucleari
L’Italia è diventata una piattaforma militare permanente.Aviano, Sigonella, Camp Darby, Ghedi: nomi che raccontano una realtà chiara. Sul nostro territorio ci sono basi e testate nucleari su cui non abbiamo controllo reale.
Siamo ospiti in casa nostra. E bersagli potenziali in caso di conflitto. Senza referendum, senza dibattito pubblico.
6. Democrazia a sovranità limitata
Per quasi cinquant’anni, un partito votato da milioni di italiani non ha potuto governare.
Il famoso Conventio ad excludendum non era scritto in Costituzione, ma era solidissimo nei fatti. Il risultato? Alternanza bloccata, stagnazione politica, sistemi di potere fondati su corruzione e clientelismo, purché servissero a tenere lontano il “pericolo rosso”.
7. Sorveglianza globale
Grazie a sistemi di spionaggio come Echelon, la privacy nazionale è diventata un concetto teorico.Comunicazioni istituzionali, aziendali, private: tutto potenzialmente intercettabile. Non solo per la sicurezza, ma anche per lo spionaggio industriale. Un vantaggio competitivo enorme per le multinazionali americane, spesso a danno delle nostre eccellenze.
8. Dipendenza energetica
Mattei aveva capito una cosa semplice e pericolosa: senza autonomia energetica non esiste sovranità.
Provò a rompere il monopolio delle Sette Sorelle, a costruire un’Italia indipendente nel Mediterraneo e in Africa. Morì in un incidente che, a distanza di decenni, continua a non convincere nessuno.
Il messaggio arrivò con chiarezza, nessuno ci ha più provato dopo di lui.
9. Sudditanza militare
La Costituzione ripudia la guerra.
Eppure abbiamo bombardato la Jugoslavia, partecipato a guerre in Afghanistan, Iraq, Libia. Sempre con nomi rassicuranti, sempre per “esigenze alleate”. Spesso contro Paesi con cui avevamo rapporti solidi. Anni di diplomazia bruciati in pochi giorni, per non sembrare alleati tiepidi.
10. Sudditanza giuridica
Nel 1998 un aereo dei Marines tranciò una funivia: 20 morti.
I responsabili non furono giudicati in Italia. E in patria furono sostanzialmente assolti.
Più chiaro di così è difficile: sul nostro territorio, la legge non è uguale per tutti. Dipende da che uniforme indossi. E lo stesso vale anche all'esterno, non dimentichiamo il caso Calipari.
In definitiva
Forse è il momento di smettere di raccontarci favole.
La liberazione che arriva dall’esterno non è mai gratuita. Porta con sé controllo, vincoli, dipendenze. L’Italia entrò in una condizione di sovranità amputata, mai davvero recuperata.
Prima di invocare interventi “liberatori” altrove, dovremmo chiederci cosa è rimasto della nostra autonomia. E se il conto, dopo quasi ottant’anni, non sia diventato semplicemente insostenibile.
martedì 6 gennaio 2026
ALTRO CHE FALSISSIMO: 10 VERE FINZIONI PER CUI DOVREMMO INDIGNARCI
Falsissimo, già. Ma cosa c'è di davvero falso nella nostra società? Su cosa ci ingannano?
Se gli italiani si dedicassero a studiare tali questioni così come fanno con gossip, sport, trend e simili, allora sarebbe davvero molto più difficile prenderci in giro.
Ma invece non è così, quindi chi ci domina continua a falsificare qualsiasi cosa che davvero ci possa interessare.
E voi?
Quali altri "falsissimo" davvero importanti vorreste che fossero analizzati dai media?
1 - Il sistema bancario/monetario
Credete che i soldi in banca esistano davvero? Falso. Dallo sganciamento dal gold standard, il denaro è debito creato dal nulla. Le banche prestano soldi che non hanno (riserva frazionaria) creando inflazione che erode i vostri risparmi. È un gioco di prestigio legalizzato dove il banco vince sempre e voi pagate gli interessi sul nulla.Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).2 - L'oscura strategia della tensione
Da Piazza Fontana a Bologna, passando per il caso Moro. Ci hanno raccontato varie favole, nascondendo per decenni che pezzi deviati dello Stato, servizi segreti e potenze straniere muovevano i fili per terrorizzare la popolazione e mantenere lo status quo. Indagherete sulla maggiore "fake news" della storia repubblicana?
3 - La trattativa stato-mafia
Mentre ci mostravano gli eroi antimafia morire, nelle stanze dei bottoni qualcuno stringeva la mano ai carnefici. La finzione è averci fatto credere che Stato e Mafia fossero due eserciti sempre contrapposti, quando per anni hanno condiviso interessi, messaggi e, forse, agende politiche. Il "bacio" tra guardie e ladri è la scena più censurata di sempre.4 - L'esportazione della democrazia
Ogni volta che sentite "intervento umanitario" o "missione di pace", leggete: gas, petrolio, controllo geopolitico o vendita di armi. Le guerre moderne sono operazioni commerciali mascherate da crociate morali. Gli obiettivi scelti di volta in volta in base agli interessi. I morti civili sono veri, la nobile causa è quasi sempre falsa.
5 - L'alternanza destra - sinistra
Il teatrino più vecchio del mondo. Cambiano i colori, cambiano gli slogan, litigano nei talk show, ma le direttive economiche e i vincoli sovranazionali restano identici. È come il wrestling: sul ring se le danno, ma nello spogliatoio si spartiscono l'incasso. Voi tifate, loro se la ridono e ingrassano i conti.
6 - La meritocrazia come ascensore sociale
"Se ti impegni, ce la farai". La più grande bugia per tenere buoni i poveri. I dati dicono che in Italia ci vogliono 5 generazioni per uscire dalla povertà. Le carriere sono blindate da nepotismo, cooptazione e rendite di posizione. Non vince il migliore, vince "il figlio di" o "l'amico di".7 - L'obsolescenza programmata e il consumismo
Elettrodomestici, smartphone, auto: progettati per rompersi appena scade la garanzia. La tecnologia potrebbe essere duratura, ma il profitto richiede che voi compriate, buttiate e ricompriate. È una truffa ingegneristica ai danni del consumatore e del pianeta, venduta come "innovazione". La ruota deve sempre girare.
8 - La libertà del web
Pensate di usare Google o i social "gratis"? Falso. Il prezzo è la vostra privacy, i vostri dati, la vostra mente profilata e venduta al miglior offerente. La rete doveva liberarci, è diventata la più grande macchina di sorveglianza e manipolazione di massa della storia. Nessuno pensa di eliminarli, ma almeno ci sia la giusta coscienza.
9 - La sicurezza a scapito della libertà
Ogni emergenza, (talvolta reale, ma spesso fake) diventa una occasione per sorvegliare, schedare, controllare. Le misure “temporanee” restano, i diritti svaniscono, e c’è anche chi accetta tutto ciò pur di provare un minimo di falsa sicurezza in più. Almeno fino alla prossima crisi.10 - L'informazione libera
Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).
Video: https://shorturl.at/X5DIx
mercoledì 24 dicembre 2025
Gesù: un "remix" divino? 10 caratteristiche che la Chiesa ha attinto da altri culti
È fiorito in un Mediterraneo affollato di dèi, culti misterici, filosofi e imperatori divinizzati.
Per "promuovere" la nuova religione a greci e romani, i primi cristiani (consapevolmente o meno) hanno usato un linguaggio che quei popoli conoscevano già.
Hanno condotto un’operazione assimilazione teologica, attribuendo a Gesù caratteristiche, miracoli e titoli che appartenevano già a divinità molto più antiche.
9. L'Aureola Quel cerchio dorato intorno alla testa di Gesù (e dei santi) nei dipinti medievali.
martedì 23 dicembre 2025
IL NATALE: 10 PROVE CHE STAI CELEBRANDO UNA FESTA PAGANA/ROMANA
In questi giorni, state festeggiando insieme a tutti gli altri?
Sì? Bene, ma siete a conoscenza di cosa davvero avete intenzione di celebrare?
Nei primi tre secoli del Cristianesimo non esisteva certo questa tradizione; anche la Bibbia non contiene alcun riferimento sulla data precisa in cui sarebbe nato Gesù.
Andiamo dunque indietro, ai tempi dell'antica Roma, quando i Saturnali erano dedicati al Dio dell'Agricoltura e del Raccolto e si festeggiavano poco dopo il solstizio d'inverno, ossia il 21 dicembre.
Ecco 10 prove inoppugnabili su tale verità: mentre scarti i regali, dunque, stai in realtà onorando gli antichi dei di Roma.
1. La Data: 25 Dicembre (Dies Natalis Solis Invicti) Partiamo dalla base, il giorno che tutti conosciamo. Non c'è alcuna prova storica che Gesù sia nato il 25 dicembre. Invece, sappiamo per certo che nel 274 d.C. l'imperatore Aureliano ufficializzò in questa data la festa del Sol Invictus (il Sole Invitto), che rinasceva dopo il solstizio d'inverno. La Chiesa scelse astutamente questa data per sovrapporre la "Luce del Mondo" (Cristo) alla “luce del Sole pagano”.2. Il cenone (Tradizione dei
Saturnalia) I Saturnalia (dal
17 al 23 dicembre) erano la festa più movimentata dell'anno in onore di
Saturno, dio dell'agricoltura. Era una sorta di carnevale invernale: si
mangiava fino a scoppiare e si beveva vino a fiumi. Il tuo cenone della Vigilia
e il pranzo di Natale infinito sono l'eco diretta di quelle tavolate romane.
3. I Regali (Le Sigillaria) Lo scambio dei doni non l'ha inventato la
Coca-Cola con Babbo Natale e nemmeno i Re Magi. Durante i Saturnalia era
tradizione scambiarsi la strena (doni di buon augurio) e,
negli ultimi giorni della festa (le Sigillaria), si regalavano
statuette di terracotta o cera, candele e gadget vari. Il consumismo natalizio
ha radici antiche.
4. Le Luci e le Candele Perché riempiamo tutto di lucine più o meno
abbaglianti? Durante il periodo più buio dell'anno (il solstizio), i romani
accendevano candele e fiaccole per "aiutare" il sole a tornare e per
scacciare gli spiriti maligni oscuri. Ogni volta che fai brillare l'albero,
stai facendo un antico rituale di magia per richiamare la luce.
6. I giorni di assenza dal lavoro
(Ferie e Chiusure) Durante i Saturnalia, tutta
l'attività pubblica si fermava. I tribunali chiudevano, le scuole serravano i
battenti, non si potevano dichiarare guerre e pare che persino gli schiavi fossero
liberi dai loro doveri. La "pausa natalizia" dal lavoro è un'eredità
diretta di quel fermo biologico e sociale romano.
8. Il Vischio Certo, questo è più celtico che romano, ma i
Romani lo accolsero volentieri quando si espansero a Nord del continente. Era
considerato una pianta sacra, simbolo di vita e fertilità. Il bacio sotto il
vischio è un rito di fertilità che abbiamo reso una commedia romantica.
10. Il “vogliamoci bene” Lo spirito del "siamo tutti più
buoni"? Deriva dal fatto che durante i Saturnalia vigeva una tregua
sociale. Le punizioni erano sospese, le inimicizie messe da parte. Era un
momento di pace imposta per onorare l'età dell'oro di Saturno, quando gli
uomini vivevano in uguaglianza.
Festeggiare il Natale non è sbagliato, ma è affascinante sapere cosa stiamo festeggiando davvero. È un meraviglioso esempio di sincretismo: una festa cristiana costruita sulle fondamenta di una festa solare e agricola romana.
Quindi, quando alzerai il calice per il brindisi, ricorda che un antico romano dentro di te sta sussurrando: "Io Saturnalia!"
lunedì 8 dicembre 2025
SE I PARTITI ITALIANI FOSSERO OPERE LETTERARIE
Sia ben chiaro, la scelta di Fratelli d’Italia di chiamare la propria kermesse giovanile “Atreju” è affascinante, ma si poteva fare di meglio. Il personaggio di Atreju, protagonista del romanzo “La storia infinita”, combatteva contro il Nulla, ma in politica spesso il problema non è tale mancanza assoluta, ma il suo opposto, l’eccesso di retorica, promesse, esteriorità vana.
Quindi vado in soccorso degli uffici stampa dei partiti italiani e
suggerisco loro come trovare una nuova identità letteraria, magari davvero onesta,
calzante e decisamente ironica.
Ecco come ribattezzerei le loro convention, attingendo ai grandi classici:
vediamo come sarebbero i maggiori politici italiani se svolgessero la propria
attività nelle opere letterarie.
Iniziamo proprio con il partito leader e con un duplice personaggio ispirato al romano di Stevenson. Già, perché da un lato abbiamo la Premier in posa istituzionale, con idee atlantiste, che rassicura i mercati, dialoga con la Von der Leyen, con diversi leader stranieri e firma patti di stabilità in puro stile moderato. Dall'altro, nell’oscurità della notte, ecco spuntare l'anima di lotta che in realtà guarda al passato e “vorrebbe riscrivere la storia”. Militanti che urlano nei comizi spagnoli di Vox, vedeno complotti "gender" nelle scuole di ogni ordine e grado, occupano la RAI, portano avanti commenti di intolleranza nelle proprie chat private e innalzano saluti romani nelle sezioni giovanili. Al(la) protagonista non resta che circondarsi di parenti per ricevere un aiuto, sperando che la trasformazione sua o di qualche suo rappresentante non avvenga in diretta TV, svelando il vero volto inquietante e forse amato da una base che applaude Jekyll, ma in realtà vota per l’Hyde che si credeva scomparto da circa 80 anni.
Il personaggio di Shakespeare sembra perfetto per un partito il cui motore eterno e immobile è il dubbio. "Essere o non essere? (davvero di sinistra?)”; “Campo largo o vocazione maggioritaria?” “Avvicinarsi o meno al centro?". Come sede il castello gigantesco e freddo di Elsinore (il Nazareno), pieno di fantasmi del passato che si rivoltano contro i discendenti/esponenti di oggi o che sussurrano in direzioni opposte. Elly Schlein, vestita di nero esistenziale, cammina avanti e indietro sul palco tenendo in mano non un teschio, ma il simbolo del partito, o di quel che ne resta. Come il principe di Danimarca, tra l’altro, tutti avvertono l’imminenza di un tradimento, con uno “Zio Claudio” di turno che trama nell’ombra. La tragedia del PD è l'inazione. Tutti sanno che c'è del marcio in Danimarca (il Paese ha problemi), ma il Principe prende tempo. Convoca una direzione. Poi un'assemblea. Poi una costituente. Mentre Amleto dubita, dietro le tende di velluto (le famigerate e temute "correnti"), Polonio, Laerte e Claudio si stanno già accoltellando a vicenda per una candidatura alle regionali, alle europee o in vista delle politiche. La kermesse finisce sempre allo stesso modo: il palco è pieno di corpi politici caduti ("bruciati"), e arriva un Fortinbras straniero (la destra) a prendersi il regno senza aver dovuto nemmeno sguainare la spada.
Movimento 5 Stelle: Il castello dei destini incrociati
Calvino offre il paragone ideale per un gruppo di viandanti che, una volta entrati nel Palazzo, sembrano aver perso la parola, dato non possono più urlare "Vaffa" nelle piazze perché ora indossano la cravatta. Sono costretti a raccontare la loro storia usando i Tarocchi, quel linguaggio politichese che in passato avevano sempre abiurato. Naturalmente, come nell’opera, il significato muta continuamente e ogni singola storia cambia in base a chi la racconta: le carte del "Cambiamento" e del "Reddito" assumono un valore opposto a seconda che si incrocino con la carta "Lega" (Conte I), quella "PD" (Conte II), col "Banchiere" (Draghi). Esce poi la carta del Bagatto (Il Mago): nel 2013 significava Beppe
È una narrazione combinatoria eterna: puoi rimescolare le carte (o i principi fondanti) all'infinito, sperando che esca la combinazione vincente che li riporti al 30%. Ma dal mazzo continuano a uscire solo due di picche.
Lega: Moby Dick
Qui la metafora con l’opera di Melville si scrive da sola. Al timone della nave c'è il Capitano Salvini, zoppicante come i suoi decreti e divorato da un'unica, cieca ossessione: ritrovare la leggendaria Balena Bianca (il 34% delle Europee 2019); l’ha vista, quasi toccata, e ora la sogna da sempre. Per inseguire questo mostro mitologico che ormai vive solo nei ricordi, il Capitano costringe la ciurma a una navigazione folle, cambiando rotta ogni giorno a seconda del vento dei social. La differenza con il libro è che questo Ahab, in preda al panico da sondaggio, non lancia l'arpione solo contro la balena: lo lancia contro qualsiasi cosa si muova in acqua. Un giorno arpiona gli autovelox, il giorno dopo la farina di grillo, poi i monopattini, quindi gli immigrati, ancora il CBD, infine i giudici.
Il primo ufficiale Starbuck (Luca Zaia) e il secondo ufficiale Stubb (Massimiliano Fedriga) si scambiano sguardi preoccupati. Sanno che la Balena è andata, migrata in altri mari (verso Fratelli d'Italia). Vorrebbero tornare a caccia di prede più semplici e sicure (l'Autonomia), ma il Capitano è impazzito. Ordina di lanciare arpioni contro tutto ciò che vede o di imbarcare chiunque, persino il Generale Vannacci, o magari vorrebbe attraccare la sua nave sotto il Ponte sullo Stretto. L'equipaggio continua a remare per inerzia, terrorizzato dal momento in cui il Capitano, nel tentativo finale di colpire la Balena, trascinerà l'intera nave negli abissi dell'irrilevanza politica.
Forza Italia: Il fu Mattia Pascal
Niente di meglio di Pirandello per la storia di un'entità che è ufficialmente "passata a miglior vita" (politicamente, con la scomparsa del fondatore), ma che cerca di costruirsi una nuova identità con il nome di "Adriano Meis" (o Antonio Tajani). La manifestazione surreale di un partito che vive nel limbo: vorrebbe essere libero dall'ombra ingombrante del passato per rifarsi una vita, ma scopre che senza quel "documento d'identità" (il nome Berlusconi nel simbolo) non esiste socialmente. I leader attuali vorrebbero ricominciare una nuova esistenza, ma non ci riescono.
I vecchi congiunti (alleati) si sono rifatti una nuova vita, per cui gli attuali esponenti, citando l’opera del premio Nobel, “chi va di qua, chi di là, chi torna indietro, chi si raggira; nessuna più trova la via: si urtano, s'aggregano per un momento in dieci, in venti; ma non possono mettersi d'accordo, e tornano a sparpagliarsi in gran confusione, in furia angosciosa”.
Italia Viva: Il Grande Gatsby
L’opera di Fitzgerald ci proietta l’immagine perfetta per il partito dello scintillio, del lusso e dell'ottimismo americano, dove tutto sembra possibile, tranne superare la soglia di sbarramento. Matteo Renzi è il perfetto Jay Gatsby: un self-made man carismatico e misterioso, con un passato in giro per il mondo (magari per qualche conferenza) che organizza feste sontuose — la Leopolda come la villa a West Egg — piene di luci, slide e jazz, sperando di attirare l'attenzione. Ma cosa guarda davvero Renzi dal molo della sua solitudine dorata? Fissa incantato una luce verde lontana e irraggiungibile: non l'amore di Daisy, ma il 40% del 2014. Il suo dramma è racchiuso nella frase simbolo del libro: "Non si può ripetere il passato? Ma certo che si può!". Lui ne è convinto. Peccato che, come nel romanzo, alle sue feste tutti bevano volentieri il suo champagne (approfittando delle sue manovre di palazzo), ma quando la musica finisce e le luci si spengono, alle urne non rimane nessuno. Nemmeno Nick Carraway.
Azione: Il Galateo
Come Monsignor Giovanni Della Casa, anche Calenda vuole insegnarci qualcosa: come governare un Paese di scostumati che non studiano. Qui si combatte contro i congiuntivi sbagliati, le coperture finanziarie assenti e il populismo sguaiato di chi mangia con le mani (metaforicamente e non). La kermesse si basa su regole rigidissime: non si può dire "voglio andare in pensione prima", è scortese verso l'INPS; non si può dire "il nucleare mi fa paura", è da villani antiscientifici; se un elettore fa una domanda provocatoria, il Monsignore non risponde: lo blocca, perché il blocco su Twitter è l'equivalente moderno dello schiaffo con il guanto di velluto.
Alleanza Verdi e Sinistra: Don Chisciotte della Mancia
Cervantes ci guida tra lance e armature arrugginite. La festa del popolo ideale per chi vede giganti fascisti e mostri capitalisti anche dove ci sono solo banali mulini a vento. Una saga cavalleresca dove il nobile ideale si scontra costantemente con la goffaggine della realtà, cavalcando un ronzino (la percentuale elettorale) che fatica a reggere il peso di tutte quelle battaglie etiche lanciate contemporaneamente, con molta poca attenzione per il mondo e i problemi concreti. E dove Sancio Panza cerca disperatamente di spiegare che la "transizione ecologica" non si paga con le buone intenzioni.
Il mondo continua ad essere guardato non com’è, ma come dovrebbe essere, e tutto ciò può anche essere romantico, ma resta molto poco pragmatico. Né il Don né AVS si arrendono mai; stremati, ignorati, derisi, ripartono con la convinzione che la prossima carica sarà quella buona, verso un “Sol dell’Avvenire” che forse, ormai, è alle spalle.
+Europa: Aspettando Godot
I leader del partito, così come i personaggi di Beckett, aspettano. Attendono il Federalismo Europeo, la Ragione che trionfa sul populismo, il momento in cui gli italiani inizieranno a votare leggendo i dossier per un liberalismo senza regole e confini. Un’attesa infinita, un dramma in due atti. Nel primo i protagonisti passano il tempo in discussioni intellettuali elevatissime. I loro ragionamenti sono complicati, non destinati alle masse. Difatti, intorno a loro il pubblico non c'è, o se c'è non capisce. Passano altri personaggi (Pozzo e Lucky, forse Calenda e Renzi?), fanno un gran baccano, si scambiano insulti, promettono rivoluzioni, cadono e si rialzano. Didi e Gogo li guardano con un misto di compassione e orrore: "Sono così poco europei", sussurrano, aggiustandosi la bombetta. Nel secondo atto, per ingannare l'attesa, i protagonisti provano a fare ginnastica: cambiano nome alla lista. Prima "+Europa", poi "Stati Uniti d'Europa", poi "Per l'Europa con...".
Noi Moderati: L'uomo invisibile
Questa non è una festa di partito, è un fenomeno paranormale. La manifestazione si tiene in una sala conferenze apparentemente vuota. Le sedie sembrano libere, i corridoi deserti. Eppure, se si tende l'orecchio, si sentono fruscii, colpi di tosse discreti e il rumore di fogli che si spostano: sono loro. Sono i Moderati. Come nel romanzo di Wells, il leader Maurizio Lupi (lo scienziato Griffin) ha tentato l'esperimento chimico definitivo: fondere insieme particelle subatomiche della politica (l'UdC, Coraggio Italia, Italia al Centro, un pezzo di Toti, un frammento di Brugnaro) per creare una "Cosa" solida. Il risultato, però, è stato un effetto collaterale imprevisto: il partito è diventato trasparente. Ci sono, votano, sostengono il governo, ma l'occhio umano (e quello dei sondaggisti) li attraversa senza riuscire a metterli a fuoco. Nel libro, l'Uomo Invisibile deve coprirsi di bende, indossare occhiali scuri, guanti e cappotto pesante solo per essere percepito dagli altri.
Insomma, Giorgia Meloni ha voluto scomodare
Michael Ende, ma forse ha dimenticato la lezione più importante del libro.
Nella Storia Infinita, il
"Nulla" divorava il regno di Fantàsia perché gli esseri umani avevano
smesso di sognare e di credere. Guardando questa nostra libreria politica, tra
nobili decaduti, cavalieri che caricano mulini a vento, narcisisti solitari e
fantasmi in cerca d'autore, la metafora purtroppo regge benissimo.
Solo che qui il "Nulla" non è un mostro
astratto: è l'astensionismo. E di fronte a una trama così confusa, ripetitiva e
piena di buchi di sceneggiatura, il vero miracolo non è che la storia sia
infinita. Il miracolo è che ci sia ancora qualcuno, fuori dal Palazzo, che ha
voglia di comprarne una copia.
E voi?
Quale di questi "capolavori" lascereste volentieri a prendere polvere
sullo scaffale?