mercoledì 4 marzo 2026

SCRITTI CORSARI, Pier Paolo Pasolini

Prendere posizione: una scelta non semplice oggi, nella società perbenista in cui l’omologazione è confusa con la moderazione.

Pasolini prende posizione contro e a favore, argomenta e controbatte, accompagna tutte le sue scelte con la Parola.
Negli Scritti Corsari affronta tutti i temi più importanti del secolo passato e di quello in cui viviamo:
La Chiesa. L’autore prevede lucidamente la crisi dell’istituzione temporale, la decadenza scaturita dall'erroneo accontentarsi di una adesione formale delle classi dirigenti, prive di vera devozione. Per quanto riguarda le masse è evidente che la loro partecipazione dipende da un innato bisogno di spiritualità, da un desiderio di credere in un mondo migliore dopo la morte, ma la diffusione dell’istruzione ruppe questa tendenza. Pasolini è convinto che la Chiesa si sia allontanata degli umili, smarrendo così il suo messaggio originario. Esplicitamente ed implicitamente la domanda dell’autore è modernissima e antica: dove è la carità? che fine ha fatto il vero messaggio di Cristo?

Il Fascismo Pasolini lo considera come movimento cronologicamente determinato, ma anche come categoria storica generale. È una scelta autoritaria che potrebbe essere portata avanti da qualsiasi ceto dirigente in qualunque periodo della storia contemporanea. Negli anni del dopoguerra il “nuovo fascismo” è quello della Dc, impadronitasi del potere sfruttando il consenso della masse (basato su “Dio, patria, famiglia”, gli stessi termini del ventennio), stabilizzandolo con affari e trame, proteggendolo con censura e repressione. L’ordine che tutti invocano è un retaggio del vecchio fascismo ancora vivo negli anni della contestazione. Ma fascisti sono gli italiani: pigri, massificati, incapaci di resistere; incapaci di reagire, hanno scelto di obbedire. Venti anni di Mussolini non sono riusciti ad omologare l’Italia come in pochissimo tempo ha fatto la società post-bellica, incasellando le masse nella categoria dei consumatori, tutti con gli stessi sogni e le stesse paure.

L’omosessualità non è rivendicata pubblicamente. L’autore propone semplici domande: perché considerarla un male? Perché la società dei consumi spinge a vendere prodotti non per i single, non per le coppie in generale, ma per la “sana” coppia eterosessuale? Perché gli omosessuali sono stati l’unica categoria (tra ebrei, zingari, portatori di handicap ecc. ecc.) a non godere di alcun risarcimento materiale e morale dopo le persecuzioni nazi-fasciste? Perché considerare l’omosessualità come scadente culturalmente e pedagogicamente dopo secoli in cui abbiamo avuto moltissime personalità gay di altissima caratura intellettuale? Tutto ciò sempre senza urlare mai, coerente con la sua scelta di non esibire smodatamente questioni intime e personali.
La sinistra  (nella quale Pier Paolo si identificava profondamente per valori, storia e soprattutto cultura) è analizzata in maniera cruda, prevedendone l’e(in)voluzione fino ai giorni nostri. Le liti tra posizioni tutto sommato vicine, la sfiducia nella capacità di progresso delle masse (viste sempre “da educare”), la nascita della tendenza estremamente moderata e la paura di radicalizzare le idee in cui si crede. Tutti segni di una decadenza anticipata in tempi non sospetti.
Per quanto riguarda la sinistra estrema l’autore coglie una comunanza tra i membri di questa corrente e quelli del fronte opposto, l’estrema destra; una somiglianza tra gruppi figlia dell'omologazione, della frasi fatte, dell’aspetto sempre più simile tra queste due fazioni che si scagliano contro la stessa società da cui si sentono esclusi.
Stupirà conoscere la posizione dell’autore sull'aborto, da lui rifiutato.  Anche in questa scelta apparentemente conservatrice, tuttavia, non si può fare a meno di restare colpiti dalla profondità del suo ragionamento. L’autore condanna la pratica da un punto di vista giuridico, come possibilità che uno stato legalizzi quello che lui considera un omicidio; condanna (e su questo sono totalmente d’accordo) il trionfalismo della propaganda a favore dell’aborto, perché si tratta certamente di una conquista, ma non di una vittoria per cui esultare sguaiatamente, in fin dei conti resta pur sempre un dramma per la donna; Pasolini condanna lo scontro tra abortisti e contrari, poiché preferirebbe spostare l’attenzione sul momento precedente: non converrebbe fare una adeguata campagna informativa su come evitare le gravidanze indesiderate, in barba alla Chiesa che non vuole né prevenire né occuparsi delle conseguenze? La donna è sempre rispettata dall'autore che non si sente di votare a favore di questa pratica, ma nemmeno di porsi come giudice morale di una scelta che considera esclusivamente privata.

Insomma in questi scritti c’è davvero dell’aria buona, perché lontana dal buonismo; coerente, perché non timorosa di schierarsi a favore di un'idea.
Nella società di oggi si sente la mancanza di persone come lui, di uomini capaci di fare delle scelte, liberi da schiavitù intellettuali, indipendenti da poteri, servi solo della loro ragione.
Oggi si avverte la necessità di avere persone come lui dalla nostra parte, ma anche contro, perché la banale dialettica di chi ci troviamo di fronte non fa che degradare anche noi.
Oggi gli intellettuali come lui sono vicini all'estinzione: ma non si deve cercare di clonarli, né di allevarli come polli o istruirli e imbeccarli. Si deve solo lasciare libera la possibilità di esprimersi, di prendere posizione, di conoscere e capire, e personalità del genere ritorneranno, sbucheranno fuori dalle sabbie della mediocrità contemporanea.

giovedì 8 gennaio 2026

DALL'ITALIA AL VENEZUELA: IL PREZZO DELLA LIBERTÀ

C’è una frase che torna puntuale, quasi automatica, ogni volta che si parla di crisi internazionali, Venezuela compreso:

“Anche l’Italia è stata liberata dagli americani, quindi di cosa vi lamentate?”

È una frase comoda, ma troppo rassicurante. 
Racconta solo metà storia e lascia fuori tutto ciò che stava scritto in piccolo, in fondo al contratto.

Ok, il contributo degli Alleati fu importante per abbattere il nazifascismo. Ma sarebbe altrettanto disonesto dimenticare il ruolo della Resistenza, la liberazione che veniva anche dal basso, dalle montagne e dalle città. E, soprattutto, sarebbe ingenuo pensare che quella libertà sia arrivata senza condizioni.

Ovviamente non è stata una donazione, ma un investimento.
E come tutti gli investimenti geopolitici ha preteso interessi.

Proviamo allora a guardare in faccia il conto.
Senza retorica o romanticismi. Solo i fatti e le conseguenze.


1. Atlantismo obbligato

Dal dopoguerra in poi, la politica estera italiana ha smesso di essere davvero autonoma. Siamo stati inseriti in un blocco, punto.
Un blocco che ci ha chiesto fedeltà e obbedienza più che mediazione. Nel Mediterraneo avremmo potuto giocare un ruolo centrale, da ponte tra mondi. Invece ci siamo spesso ritrovati a fare da eco alle priorità di Washington, anche quando collidevano apertamente con i nostri interessi economici e diplomatici. 


2. Dipendenza economia

Il Piano Marshall viene raccontato come un gesto di altruismo. In realtà fu una gigantesca operazione strategica.
Serviva a salvare il capitalismo europeo, a evitare che le macerie producessero consenso per i partiti comunisti, e a creare mercati per l’industria americana. Funzionò. Ma ci legò mani e piedi a modelli di consumo, flussi finanziari e logiche decise altrove. Da allora, ogni scossone a Wall Street ha avuto ripercussioni anche da noi. Vedi crisi del 2008 e non solo.


3. La conquista dell’immaginario

La colonizzazione più efficace non ha bisogno di carri armati. Basta Hollywood.
Cinema, musica, pubblicità, stili di vita: l’American Way of Life è diventato sinonimo di modernità, progresso, successo. Tutto ciò che avevamo di bello, come tradizioni, identità locali, alternative culturali è stato lentamente ridicolizzato o marginalizzato. Lo stesso cinema, nel quale fino a qualche anno fa eravamo maestri, è stato silenziato per non danneggiare gli americani che allora ci facevano da scolaretti.  

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4. Gladio e la Strategia della Tensione

Qui il discorso si fa più scuro.
Strutture paramilitari segrete, come Gladio, nate in ambito NATO per “difendere la democrazia”, hanno finito per sabotarla dall’interno. Decenni di stragi, depistaggi, verità spezzate. Una Strategia della Tensione che ha terrorizzato il Paese e congelato ogni reale alternativa politica.
E ancora oggi, molti mandanti restano sepolti sotto strati di segreto di Stato e complicità internazionali.


5. Basi militari e armi nucleari

L’Italia è diventata una piattaforma militare permanente.
Aviano, Sigonella, Camp Darby, Ghedi: nomi che raccontano una realtà chiara. Sul nostro territorio ci sono basi e testate nucleari su cui non abbiamo controllo reale.
Siamo ospiti in casa nostra. E bersagli potenziali in caso di conflitto. Senza referendum, senza dibattito pubblico. 


6. Democrazia a sovranità limitata

Per quasi cinquant’anni, un partito votato da milioni di italiani non ha potuto governare.
Il famoso Conventio ad excludendum non era scritto in Costituzione, ma era solidissimo nei fatti. Il risultato? Alternanza bloccata, stagnazione politica, sistemi di potere fondati su corruzione e clientelismo, purché servissero a tenere lontano il “pericolo rosso”.


7. Sorveglianza globale

Grazie a  sistemi di spionaggio come Echelon, la privacy nazionale è diventata un concetto teorico.
Comunicazioni istituzionali, aziendali, private: tutto potenzialmente intercettabile. Non solo per la sicurezza, ma anche per lo spionaggio industriale. Un vantaggio competitivo enorme per le multinazionali americane, spesso a danno delle nostre eccellenze. 


8. Dipendenza energetica

Mattei aveva capito una cosa semplice e pericolosa: senza autonomia energetica non esiste sovranità.
Provò a rompere il monopolio delle Sette Sorelle, a costruire un’Italia indipendente nel Mediterraneo e in Africa. Morì in un incidente che, a distanza di decenni, continua a non convincere nessuno.
Il messaggio arrivò con chiarezza, nessuno ci ha più provato dopo di lui. 


9. Sudditanza militare

La Costituzione ripudia la guerra.
Eppure abbiamo bombardato la Jugoslavia, partecipato a guerre in Afghanistan, Iraq, Libia. Sempre con nomi rassicuranti, sempre per “esigenze alleate”. Spesso contro Paesi con cui avevamo rapporti solidi. Anni di diplomazia bruciati in pochi giorni, per non sembrare alleati tiepidi.


10. Sudditanza giuridica

Nel 1998 un aereo dei Marines tranciò una funivia: 20 morti.
I responsabili non furono giudicati in Italia. E in patria furono sostanzialmente assolti.
Più chiaro di così è difficile: sul nostro territorio, la legge non è uguale per tutti. Dipende da che uniforme indossi. E lo stesso vale anche all'esterno, non dimentichiamo il caso Calipari.  


In definitiva

Forse è il momento di smettere di raccontarci favole.
La liberazione che arriva dall’esterno non è mai gratuita. Porta con sé controllo, vincoli, dipendenze. L’Italia entrò in una condizione di sovranità amputata, mai davvero recuperata.

Prima di invocare interventi “liberatori” altrove, dovremmo chiederci cosa è rimasto della nostra autonomia. E se il conto, dopo quasi ottant’anni, non sia diventato semplicemente insostenibile.


martedì 6 gennaio 2026

ALTRO CHE FALSISSIMO: 10 VERE FINZIONI PER CUI DOVREMMO INDIGNARCI

 Falsissimo, già. Ma cosa c'è di davvero falso nella nostra società? Su cosa ci ingannano?
Se gli italiani si dedicassero a studiare tali questioni così come fanno con gossip, sport, trend e simili, allora sarebbe davvero molto più difficile prenderci in giro. 

Ma invece non è così, quindi chi ci domina continua a falsificare qualsiasi cosa che davvero ci possa interessare.

E voi?
Quali altri "falsissimo" davvero importanti vorreste che fossero analizzati dai media?
 

1 - Il sistema bancario/monetario

Credete che i soldi in banca esistano davvero? Falso. Dallo sganciamento dal gold standard, il denaro è debito creato dal nulla. Le banche prestano soldi che non hanno (riserva frazionaria) creando inflazione che erode i vostri risparmi. È un gioco di prestigio legalizzato dove il banco vince sempre e voi pagate gli interessi sul nulla.Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).   

  2 - L'oscura strategia della tensione 

Da Piazza Fontana a Bologna, passando per il caso Moro. Ci hanno raccontato varie favole, nascondendo per decenni che pezzi deviati dello Stato, servizi segreti e potenze straniere muovevano i fili per terrorizzare la popolazione e mantenere lo status quo. Indagherete sulla maggiore "fake news" della storia repubblicana? 

3 - La trattativa stato-mafia

Mentre ci mostravano gli eroi antimafia morire, nelle stanze dei bottoni qualcuno stringeva la mano ai carnefici. La finzione è averci fatto credere che Stato e Mafia fossero due eserciti sempre contrapposti, quando per anni hanno condiviso interessi, messaggi e, forse, agende politiche. Il "bacio" tra guardie e ladri è la scena più censurata di sempre.  

4 -  L'esportazione della democrazia 

 Ogni volta che sentite "intervento umanitario" o "missione di pace", leggete: gas, petrolio, controllo geopolitico o vendita di armi. Le guerre moderne sono operazioni commerciali mascherate da crociate morali. Gli obiettivi scelti di volta in volta in base agli interessi. I morti civili sono veri, la nobile causa è quasi sempre falsa.

5 -  L'alternanza destra - sinistra 

Il teatrino più vecchio del mondo. Cambiano i colori, cambiano gli slogan, litigano nei talk show, ma le direttive economiche e i vincoli sovranazionali restano identici. È come il wrestling: sul ring se le danno, ma nello spogliatoio si spartiscono l'incasso. Voi tifate, loro se la ridono e ingrassano i conti. 

6 - La meritocrazia come ascensore sociale 

"Se ti impegni, ce la farai". La più grande bugia per tenere buoni i poveri. I dati dicono che in Italia ci vogliono 5 generazioni per uscire dalla povertà. Le carriere sono blindate da nepotismo, cooptazione e rendite di posizione. Non vince il migliore, vince "il figlio di" o "l'amico di". 

 7 - L'obsolescenza programmata e il consumismo 

Elettrodomestici, smartphone, auto: progettati per rompersi appena scade la garanzia. La tecnologia potrebbe essere duratura, ma il profitto richiede che voi compriate, buttiate e ricompriate. È una truffa ingegneristica ai danni del consumatore e del pianeta, venduta come "innovazione". La ruota deve sempre girare. 

 8 - La libertà del web

 Pensate di usare Google o i social "gratis"? Falso. Il prezzo è la vostra privacy, i vostri dati, la vostra mente profilata e venduta al miglior offerente. La rete doveva liberarci, è diventata la più grande macchina di sorveglianza e manipolazione di massa della storia. Nessuno pensa di eliminarli, ma almeno ci sia la giusta coscienza.

9 -  La sicurezza a scapito della libertà 

 Ogni emergenza, (talvolta reale, ma spesso fake) diventa una occasione per sorvegliare, schedare, controllare. Le misure “temporanee” restano, i diritti svaniscono, e c’è anche chi accetta tutto ciò pur di provare un minimo di falsa sicurezza in più. Almeno fino alla prossima crisi.  

10 -  L'informazione libera 

 Giornali e TV che dovrebbero essere i "cani da guardia" del potere sono ormai i "cani da compagnia" degli editori (che sono industriali, banchieri o costruttori). Le notizie non vengono date per informare, ma per indirizzare, spaventare o distrarre (appunto, con il gossip).


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