venerdì 7 giugno 2024

I NOBEL ITALIANI PER LA LETTERATURA



In oltre cento anni di storia il nostro paese è stato premiato per sei volte con il Nobel per la letteratura. 

Pochi, direte voi?

In effetti sì, se guardiamo alla Francia che quasi ci triplica, e a Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Svezia che ci precedono in classifica, mentre Spagna e Russia (compresi i premi assegnati quando era Urss) lottano punto a punto con il Bel paese.

Certo, non si tratta di un torneo sportivo e non bisogna dimenticare le dinamiche storico-politiche che talvolta influenzano l'assegnazione dell'ambito premio.

Passiamo in rapida rassegna i nostri vincitori, anticipando che alcuni di loro sono finiti (quasi) nel dimenticatoio, sia per quanto riguarda i manuali scolastici che nella memoria collettiva.



Giosuè Carducci - 1906



Motivazione:



“Non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all'energia creativa, alla purezza dello stile ed alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica.”



Nato a Valdicastello di Pietrasanta nel 1835, il Carducci si è formato attraverso lo studio dei classici e osservando il paesaggio tipico della sua terra natia. In gioventù fu "scudiero dei classici", un pedante difensore della tradizione ed anche della classicità moderna (Foscolo, Leopardi...); negli anni del Risorgimento fu giacobino e repubblicano, legato anche alla massoneria, affascinato dal socialismo e dalle idee mazziniane, mentre per la Chiesa dimostrava quasi odio; il periodo successivo fu segnato da una sorta di "ritorno all'ordine", da un accumularsi di tematiche intime e storiche, mentre politicamente fioccavano le critiche alla sinistra, avvicinandosi a Crispi ed alla monarchia; gli ultimi anni segnano il trionfo del "poeta vate", guida retorica e spirituale degli italiani, sebbene le liriche di fine secolo abbiano fatto intravedere inquietudini romantiche.

Tra le opere principali ricordiamo Juvenilia, Levia Gravia, l'Inno a Satana, Giambi ed epodi, Rime nuove, Odi barbare, Rime e ritmi. Fu anche critico e gran prosatore.

Si spense a Bologna nel 1907.

Un tempo veniva studiato a menadito, dalle elementari dove le poesie erano imparate a memoria fino all'università che contavano corsi interamente su di lui. Oggi, al di là di qualche pagina di raccordo nei manuali, è messo in secondo piano rispetto a Pascoli e D'Annunzio, sebbene la sua attività poetica abbia influenzato profondamente i successori: dagli esperimenti sulla versificazione al culto della parola isolata, dalla carica visionaria alla classicità moderna, il tutto mantenendo sempre un forte impegno ed una robustezza formale.



Grazia Deledda - 1926



Motivazione:



“Per la sua ispirazione idealistica, scritta con raffigurazioni di plastica chiarezza della vita della sua isola nativa, con profonda comprensione degli umani problemi.”



Nata a Nuoro nel 1871 e morta a Roma nel 1936, l'autrice rimase sempre legata emotivamente e letterariamente alla sua Sardegna.

Fu verista quasi per istinto, ma le sue opere trasudano di un decadentismo molto personale ed intrigante. Il realismo, infatti, non sfocia in analisi sociali o economiche, ma segue il flusso dell'animo attraverso un'isola narrata come sentimento spirituale, più che come luogo fisico. I romanzi della Deledda vedono sempre incombere una sorta di colpa primitiva da scontare nella vita, con una passione per le proprie origini che non tralascia l'aspetto doloroso della vita.

E' il caso dell'opera più nota, Canne al vento, storia familiare tutt'altro che tradizionale vista la presenza di esseri mitici, omicidi, ritorni e punizioni esemplari, il tutto concluso da una pace affatto rassicurante.

Conosciuta forse più all'estero che in Italia, ancora oggi viene praticamente ignorata a scuola ed affrontata in maniera rapida e sommaria all'università.





Luigi Pirandello - 1934



Motivazione:



“Per il suo ardito e ingegnoso rinnovamento dell'arte drammatica e teatrale.”



Nato a Girgenti (Agrigento) nel 1867, morto a Roma nel '36,  come l'autrice precedente è sempre rimasto molto legato alla sua terra, sebbene la grandezza intellettuale lo abbia reso un intellettuale globale. I primi scritti letterari (anche poetici, sebbene le sue liriche non si studino praticamente mai) sono dunque legati alla Sicilia più folklorica, mentre figure come quelle dell'inetto e conflitti familiari fanno intravedere già tematiche universali. Gli anni a cavallo tra i due secoli sono segnati dalla coscienza della crisi e dal relativismo antipositivista, il tutto frutto anche di una situazione economica e familiare non rosea. Nei primi 15 anni del '900 si consuma l'approccio umoristico, non solamente letterario ma filosofico, con una predilezione per novelle e romanzi che pian piano lascia spazio al teatro. Ed infatti il periodo del primo dopoguerra è segnato da una profonda riflessione sul genere, mentre le sue opere gli consegnano fama internazionale e successi in patria, anche grazie alla vicinanza al fascismo, mai amato, tuttavia, e più avanti criticato. L'ultimo decennio vede tornare la presenza di tematiche surreali legate all'inconscio, mentre l'amore per l'arte sembra dare un nuovo ruolo agli intellettuali, anche in tempi di disfacimento storico e crisi di significati.

Ricordiamo le opere principali: Il fu Mattia Pascal, Si gira, Uno, nessuno e centomila, Novelle per un anno, Sei personaggi in cerca d'autore...

Non c'è spazio solo per citare tutte le opere più importanti e non basterebbero cento pagine per riassumere la sua grandezza intellettuale. Giustamente è uno degli autori più affrontati a scuola ed in ambito accademico.





Salvatore Quasimodo - 1959



Motivazione:



“Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.



Nato a Modica nel 1901 e morto a Napoli nel 1968, il suo nome è legato a due diversi momenti delle letteratura contemporanea. In una prima fase fu ermetico, uno dei maggiori autori di tale corrente, legato al concetto di poesia come valore superiore, come mezzo per recuperare l'origine mitica perduta, il tutto adornato da una musicalità dei versi e da procedimenti analogici che tendono a mettere in secondo piano i temi. La storia, invece, torna prepotentemente protagonista durante e dopo la Seconda guerra mondiale, quando l'ideologia e l'impegno non sono più visti come un'alternativa, ma come l'unico orizzonte possibile. In questa fase i versi diventano più lunghi, le tematiche concrete, si passa dall'io al mondo, cercando di affrontare problemi legati alla contemporaneità.

La prima fase è segnata da opere come Acque e terre, Oboe sommerso, mentre Giorno dopo giorno è la raccolta più importante del dopoguerra.

A scuola viene sommariamente trattato tenendo presente questi due momenti, quasi sempre si contrappongono le liriche Ed è subito sera e Alle fronde dei salici per inquadrare le differenze tra prima e dopo. In ambito universitario non si va molto più in là.



Eugenio Montale - 1975



Motivazione:



"Per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni.”



Altro Nobel tutt'altro che dimentica, come Pirandello. Nato a Genova nel 1896 e morto a Milano nel 1981, l'evoluzione della sua poetica si può seguire passando in rassegna le raccolte.

Con Ossi di seppia ('25) siamo nella fase iniziale, quando si contrappongono ancora terra e mare, mondo ed esilio, presa di coscienza e fuga. E' un romanzo di formazione in chiave poetica, segnato da uno stile arido che indica già il trionfare del momento negativo, seppure la ricerca di una energia morale permanga ancora come speranza e come fede nella letteratura.

Le occasioni ('39) esplorano questa possibilità. La cultura è vista come possibile via di fuga dai drammi storici ed esistenziali, ma nulla può dinnanzi all'orrore della guerra imminente. Lo stile si fa più alto, quasi a voler trovare un risarcimento al caos del mondo; la donna Clizia è il simbolo di tale dualismo, seppure nelle liriche finali il suo disfacimento segni ormai la sconfitta.

La bufera ed altro ('56) ha già nel titolo la perdita della speranza. Tra i drammi privati (la morte di Mosca) e pubblici (la disillusione sul mondo "liberato") si snoda un cammino che parte dalla precedente allegoria salvifica e finisce per trovare spazio solo nel passato intimo oppure nel presente "umile", nel "basso" della vita concreta, rappresentata dalla donna Volpe e da animali come l'anguilla.

Il successivo silenzio poetico è una naturale conseguenza di ciò, mentre opere in prosa come Farfalle di Dinard, e saggi quali Nel nostro tempo analizzano l'isolamento come una via possibile.

Satura ('71), dunque, non può che riproporre la poesia come plurilinguismo, come prosastico rassegnarsi, come alluvione globale e parodia delle letteratura passata (anche autoparodia) che ha molti legami con il postmoderno, mentre gli unici momenti di commozione sono confinati nel ricordo della moglie.

Il carattere diaristico sarà mantenuto nelle raccolte successive.

Questa parabola complessa spesso è ignorata in ambito scolastico, ed infatti si studiano soprattutto le poesie della prima raccolta. All'università di va maggiormente in profondità, con un'attenzione per l'ultimo Montale che sta aumentando sempre più.





Dario Fo - 1997



Motivazione:



“Seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.



Nato a Sangiano nel 1926, morto a Milano nel 2016, l'ultimo Nobel italiano viene praticamente ignorato a scuola, aggiungiamo anche colpevolmente, mentre gli accademici risultano ancora divisi, anche se non soprattutto per ragioni politiche ed ideologiche. C'è chi non lo considera nemmeno degno di essere contemplato dai manuali, mentre altri lo adorano acriticamente.

La sua attività creativa dovette scontrarsi sa subito con critiche e censure, anche per la carica satirica evidente in opere come Mistero buffo. Morte accidentale di un anarchico, poi, segna un maggiore impegno politico, ma sempre condito da ironia pungente e "follia" sapientemente studiata.

Il papa e la strega mantiene ancora il legame con l'attualità, in questo caso riferita alle ingerenze ecclesiastiche nella politica italiana.

La gigantesca produzione di Fo manterrà sempre viva questa dualità: ironia e attivismo, anche a costo di veder eccedere l'uno o l'altro polo, con un'energia incredibile che lo vedrà in scena praticamente fino agli ultimi giorni.






mercoledì 8 maggio 2024

LE SETTE MERAVIGLIE DEL MONDO ANTICO

Le sette meraviglie del mondo sono delle opere architettoniche e scultoree, considerate le migliori in assoluto in età antica da parte dei greci e dei romani.

Uno dei primi autori a codificare il canone delle sette meraviglie fu Antiparo di Sidone, nella Anthologia graeca, intorno alla metà del secondo secolo a.c. L'autore greco vicino ai neoteroi cita diversi elenchi precedenti al suo, risalenti fino a due secoli prima, testimoniando così una tradizione consolidata su questi capolavori architettonici.




L'opera di Sidone si basava, comunque, su fonti tratte da viaggi di singoli esploratori, i quali avevano condiviso l'ammirazione per le sette meraviglie, limitando le descrizioni ad artefatti umani, mentre per quanto riguarda le sette meraviglie naturali bisognerà aspettare i giorni nostri.

Tutte le opere sono situate lì dove fiorirono le più grandi civiltà del mondo antico, tra Egitto, Grecia e Mesopotamia, attorno al nostro caro Mediterraneo.

Giardini Pensili di Babilonia

 
Secondo la leggenda i giardini pensili di Babilonia sarebbero stati fatti realizzare da Semiramide, regina assira collocata da Dante nel girone dei lussuriosi.


In realtà i giardini furono edificati all'inizio del VI secolo a.c. da Nabucodonosor II; l'opera era stupefacente non solo per la commistione tra elementi naturali ed artificiali, ma soprattutto per la notevole perizia tecnica del sistema idrico.

Colosso di Rodi
La statua del dio Helios fu costriuta a Rodi per festeggiare il respingimento dell'assedio condotto da parte del macedone Demetrio. L'opera fu affidate a Carete di Lindo che riuscì incredibilmente a innalzarla per ben 30 metri. Una sessantina di anni dopo la statua crollò in seguito ad un terremoto e i rodiesi decisero di non ripararla, forse per motivi religiosi; con la conquista araba i resti furono distrutti. Il Colosso doveva assomigliare alla Statua della libertà, dato che reggeva una fiaccola ed aveva la testa cinta da una raggiera.


Mausoleo di Alicarnasso


Mausoleo di Alicarnasso



Mausoleo di Alicarnasso

La gigantesca tomba fu fatta costruire da Artemisia per il fratello Mausolo a metà del IV secolo a.c., iniziando così la tradizione dei grandi monumenti funerari detti, appunto, "mausolei". Distrutto anch'esso da un terremoto, sopravvive solo nei resti dei cavalli e della quadriga, conservati al British Museum. L'opera fu progettata da da Satiro e Pitide.


Tempio di Artemide a Efeso

Il tempio di Efeso fu probabilmente edificato su altre opere precedenti, raggiungendo dimensioni tali da non essere più eguagliato nel futuro. Secondo la leggenda fu arso dal pastore Erostrato, desideroso di passare alla storia, mentre la dea era distratta dalla nascita del grande Alessandro.

La distruzione definitiva fu compiuta dai cristiani nel V secolo d.c.

Faro di Alessandria
Costruito sull'isola di Pharos di fronte al porto di Alessandra d'Egitto, all'inizio del III secolo a.c., l'opera segnò la dinastia di due re tolomei (Tolomeo I e Tolomeo II). Secondo fonti romane poteva essere scorto a 50 km di distanza, guidando le navi per i fondali impervi.

Per produrre una luce così intensa vennero probabilmente usati degli specchi, seguendo tecniche consolidate dagli antichi egizi. Sopravvissuto fino al 1300, crollò in seguito a dei terremoti.










La statua di Zeus a Olimpia
La statua di Zeus a Olimpia

Statua di Zeus a Olimpia

 
Realizzata nel 436 a.c. da Fidia, l'opera era collocata nella navata principale del tempio di Zeus. Lo scultore fu il più grande dell'epoca periclea, autore di opere encomiastiche, oltre che di quelle sacre sacre, lo ricordiamo anche per l'innovazione del panneggio bagnato. La statua rimase al suo posto per otto secoli, desiderata da tutti al punto che, secondo Svetonio, l'imperatore Caligola cercò inutilmente di impossessarsene. Il funzionario bizantino Lauso la portò nel suo palazzo, a Costantinopoli, e con esso finì distrutta in un incendio.








La Grande Piramide di Giza
La Grande Piramide di Giza

Piramide di Cheope a Giza

La Piramide di Giza è la più grande delle tre piramidi della necropoli. L'unica superstite delle sette meraviglie è anche la più antica, dato che fu edificata nel 2500 a.c., dopo un lavoro durato circa 15 anni. Alta quasi 150 metri e larga 230, l'opera è stata realizzata con tecniche non ancora pienamente decifrate, lasciando dietro di sé un alone di mistero comune a molti altri reperti antichi.

martedì 30 aprile 2024

BUFALE STORICHE: IL CRUDELE ESPERIMENTO DI FEDERICO II


Secondo una tradizione piuttosto diffusa, Federico II sarebbe stato artefice di un terribile esperimento. 
Avrebbe sottratto dei bambini alle loro madri subito dopo la nascita per isolarli completamente da ogni influenza linguistica. Così facendo avrebbe tentato di rintracciare la "lingua primordiale", parlata in origine dall'uomo; l'esperimento sarebbe però finito male, con la morte di tutti i bambini, privi di cura ed amore.

 Non ci sono prove storiche a testimonianza di questo esperimento. La leggenda fu diffusa da Salimbene De Adam nella sua opera Cronica, resoconto degli avvenimenti contemporanei all'autore, circoscritti tra la metà del 1100 e gli ultimi decenni del 1200. 

Salimbene si concentrò soprattutto sulla disputa tra papato e impero, ma ovviamente quest'ultima istituzione fu tratteggiata con caratteri prevalentemente negativi. Soprattutto la figura di Federico ne uscì piuttosto annerita, quindi l'esperimento non sarebbe altro che una diceria diffusa apposta per screditare il potente imperatore. 

Tra l'altro una simile storia era stata già narrata da Erodoto e riguardava un antico faraone, ma sarà ripresa anche secoli dopo per altre figure di regnanti.

domenica 25 febbraio 2024

GLI UFO NELL'ARTE - LE OPERE DEL MISTERO

Opere d'arte della nostra tradizione come prova dell'esistenza degli UFO?
C'è chi vi ha visto ciò, sostenendo che le visite da parte di simili ordigni non sia limitata solo all'ultimo secolo. 
Altri, invece, credono che il mistero sia soltanto negli occhi di chi guarda, negando qualsiasi presenza aliena e giustificando tali oggetti misteriosi con nuvole, errori nel tratto, ecc.
Ecco cinque opere tra quelle più note, per ognuna presentiamo l'interpretazione ufologica e quella scettica, sarete voi a dover scegliere. 


1 -  San Sebastiano, Mantegna

A metà '400 il noto artista Andrea Mantegna dipinse un'opera dal carattere piuttosto frequente nella tradizione iconografica cristiana; il tutto mentre si trovava a Padova, poco prima di partire per Mantova. Ci riferiamo alla figura del martire San Sebastiano, trafitto da numerose frecce mentre è legato su una colonna, così come tramandava la leggenda. Sullo sfondo l'autore ha rappresentato probabilmente la città di Verona, ma ciò che cattura maggiormente l'attenzione è una nuvola presente nella parte alta-sinistra del quadro.  All'interno di essa, infatti, è possibile ravvisate un cavaliere in groppa al suo destriero. Un ordigno iper-tecnologico guidato da un essere extraterrestre? 
Due le ipotesi realistiche possibili: potrebbe trattarsi di Teodorico, legato alla città scaligera da una leggenda descritta nei rilievi incisi sulla Basilica di San Zeno, oppure di uno dei cavalieri dell'Apocalisse, metafora della peste che aveva attanagliato Padova e contro la quale veniva invocato l'aiuto del santo. 



2 - L'Annunciazione di Carlo Crivelli

L'Annunciazione di Carlo Crivelli, conservata alla National Gallery di Londra, non ha attirato solo l'attenzione dei critici d'arte per la maestria dell'opera e per la tecnica prospettica, ma anche la curiosità di molti per uno strano oggetto presente nel quadro.
Il raggio celeste che passando attraverso la colomba raggiunge la Madonna, sembrerebbe proprio venir proiettato da quello che oggi definiremmo un Ufo.
Le nuvole sembrano prendere corpo quasi fossero un velivolo, e la luce direzionata verso la Vergine parrebbe davvero simile ad una sorta di sorgente artificiale, tipica nell'immaginario contemporaneo esperto di film di fantascienza.

Come spiegare questo mistero?
Ad uno sguardo più attento, ecco, le nuvole appaiono circondate da tanti piccoli angeli, proprio come accade in altre opere che trattano lo stesso argomento. Ci troveremmo davanti, così, ad un normalissimo quadro dell'Annunciazione, con le nuvole che rappresenterebbero Dio ed il raggio che simboleggerebbe il suo messaggio divino.


3 -  Esaltazione dell'Eucarestia di Bonaventura Salimbeni

Nel quadro "Esaltazione dell'Eucarestia" di Bonaventura Salimbeni, facente parte della Trinità dipinta nella Chiesa di San Pietro a Montalcino, c'è uno strano oggetto che da tempo ha attirato l'attenzione di curiosi, anche non propriamente esperti di storia dell'arte. 
Cos'è  quel globo stretto tra Gesù e Dio (i quali sembrano reggere anche delle antenne) e sormontato dalla colomba celeste?Di primo acchito la risposta sembrerebbe questa: un satellite artificiale con tanto di antenne, oppure una sonda, o ancora una specie di drone.
Peccato che l'opera sia del '600. Il mistero aumenta ancora di più osservando la parte bassa della sfera, dove pare sbucare una telecamera. I teorici più fantasiosi hanno ipotizzato la conoscenza da parte dell'autore di un'antica tecnologia avanzata, o addirittura il ritrovamento di un qualche manufatto di origine extraterrestre.
Secondo gli studiosi ufficiali dell'arte, invece, non sarebbe altro che una rappresentazione del "Globo celeste" o "Globo del creato", presente in altre Trinità, non solo di tradizione cristiana cattolica, ma in quella ortodossa. 
Si tratterebbe, quindi, della rappresentazione dell'intero universo, almeno come poteva essere immaginato dalle persone e dagli artisti di quel periodo.  Nella parte alta sarebbe raffigurato il sole, ed in basso la presunta telecamera non sarebbe altro che la luna; le due aste retta da Dio e Gesù altro non sarebbero se non gli scettri celesti, simboli del loro potere universale. 


4 - Madonna e San Giovannino di Filippo Lippi

Nell'opera dell'artista fiorentino molti ufologi interessati all'arte hanno ravvisato un oggetto volante non identificato, collocato in alto a destra, alle spalle della Madonna. Secondo costoro Lippi sarebbe  stato testimone di un avvistamento clamoroso ed avrebbe poi deciso di rappresentarlo in un suo quadro, sebbene in maniera piuttosto occulta. 
A confermare questa tesi ci sarebbe anche l'immagine dell'uomo sullo sfondo, intento a scrutare il cielo.
Secondo molti altri, invece, si tratta di una qualche sorta di iconografia divina; i raggi rappresenterebbero l'influsso divino sull'evento, magari in forma di Spirito Santo. Potrebbe trattarsi, oppure, di un normale particolare pittorico (un uccello, una nuvola) non riuscito proprio in maniera perfetta.

5 - La scultura dell'astronauta di Salamanca

A Salamanca si trova la Cattedrale di Santa Maria dell'Assedio, iniziata nel primi anni del '500 e terminata solo dopo 200 anni. Questa ampio lasso di tempo fece sì che si mescolassero diversi stili, dal gotico al barocco, con influenze anche meno decodificabili. 
La parte più interessante si trova sulla porta nord, dove è possibile osservare la scultura di un astronauta: casco, tuta, scarponi, non v'è dubbio che il soggetto in questione sia proprio un viaggiatore dello spazio. 
I teorici degli antichi alieni hanno subito accolto questa raffigurazione come una prova della conoscenza già in epoche passate di navigatori provenienti dal cosmo, mentre altri hanno scomodato addirittura i viaggi nel tempo o le capacità profetiche di chi realizzò il bassorilievo.
La spiegazione, tuttavia, è molto più semplice di quanto si possa immaginare: nel 1992 quell'area della "Cattedrale nuova" (costruita attorno alla vecchia) fu oggetto di numerosi restauri per i danni subiti nel corso del tempo.
Fu in questa occasione che Miguel Romero decise di rimodernare la porta, aggiungendovi simboli che rimandassero anche ai principali eventi del XX secolo.
Mistero risolto, dunque, almeno questa volta.

sabato 24 febbraio 2024

LA TEORIA DELLE INTELLIGENZE MULTIPLE DI GARDNER

Il pedagogista Howard Gardner gettò scompiglio nel campo delle scienze cognitive con la sua Teoria delle intelligenze multiple, esposta nel libro  Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell'intelligenza del 1983.

Fino a quel momento, infatti, negli ambienti pedagogici l'intelligenza era considerata come un insieme compatto e uniforme, calcolabile in modo scientifico attraverso il test del Qi. La teoria di Gardner, invece, rifiuta questa impostazione, postulando l'esistenza di diversi tipi di intelligenze che combinati tra loro formano la nostra mente.

La critica di Gardner non è indirizzata solo al concetto di intelligenza, ma anche all'idea che essa potesse essere studiata in modo certo attraverso test brevi di carattere verbale e matematico. Questi tipi di prove, infatti, permettono di verificare soltanto le abilità linguistiche e matematiche, lasciando completamente nell'ombra tutte le altre.



Le varie intelligenze proposte nel suo modello non si sommano in modo meccanico, ma si mescolano tra di esse, producendo personalità ed abilità cognitive differenti a seconda del livello raggiunto da ogni persona nelle singole intelligenze.



Ecco l'elenco delle intelligenze gardniane:



- Musicale, ritmica, armonica.

Alcune persone sono più sensibili alle melodie ed ai suoni, dotate di quel che viene definito orecchio assoluto, ossia della capacità di individuare una nota anche ascoltandola una sola volta e senza altri suoni di riferimento. Le persone con un alto livello di intelligenza musicale possono imparare più facilmente attraverso l'ascolto e con la realizzazione di "filastrocche". Ovviamente hanno anche più possibilità di eccellere nell'apprendimento di uno strumento musicale, nella composizione e nel canto.



-Visiva, spaziale.

Questa abilità è propria delle persone che riescono a percepire lo spazio circostante attraverso la propria mente ed a orientarsi con precisione; imparano disegnando o attraverso schemi e riportano alla mente eventi o concetti attraverso una loro visualizzazione mentale. Sono dotate di una grande memoria visiva ed hanno una grande capacità d'immaginazione.



-Verbale, linguistica.

Le persone dotate di alti livelli in questa intelligenza riescono ad imparare dalla lettura ed attraverso riassunti. Si servono correttamente degli strumenti linguistici sia oralmente che nello scritto ed imparano più facilmente altre lingue.


Riescono anche ad esternare meglio ciò che hanno imparato, padroneggiando la retorica e realizzando con più facilità giochi linguistici.



-Logico, matematica.




E' propria di coloro che eccellono nei ragionamenti complessi, trovandosi a proprio agio con astrazioni e numeri. Chi possiede alti livelli in quest'intelligenza è abile nel risolvere problemi nuovi, padroneggiando la cosiddetta "intelligenza fluida".


E' associata anche all'investigazione ed alla capacità di servirsi di metodi induttivi e deduttivi.




-Corporea, cinestetica. 

Chi eccelle in questa abilità riesce a coordinare bene il proprio corpo ed a gestire con precisione gli oggetti, dunque è propria degli sportivi. Le persone che imparano attraverso questa abilità riescono a farlo meglio se collegano l'apprendimento con il movimento muscolare, è il caso ad esempio degli attori che, entrando nella propria parte, si muovono conformemente al soggetto di cui indossano i panni.


La connessione corpo-mente e l'abilità nell'eseguire movimenti comandati o involontari rende i cinestetici abili nei videogiochi.



-Interpersonale.



Le persone con grande intelligenza interpersonale hanno la capacità di interagire con gli altri e di comprenderne gli stati d'animo, trovandosi a proprio agio nei lavori di gruppo. Secondo Gardner i bambini dotati di questa abilità spesso sono erroneamente qualificati come iperattivi ed impazienti. Le persone con alti livelli in questa abilità possono diventare politici, insegnanti, dirigenti, venditori ecc.ecc.



-Intrapersonale.

Chi è dotato di abilità intrapersonale riesce ad auto-analizzarsi meglio degli altri, comprendendo i propri limiti e le proprie capacità. Sono persone che riescono anche ad autodisciplinarsi ed a smussare gli angoli della propria personalità. Abili nel concentrarsi, sono predisposti per percorsi di maturazione personale.



Successivamente è stata aggiunta un'altra abilità:



-Naturalistica. Le persone che riescono a sentirsi a proprio agio nell'ambiente naturale hanno alti livelli in questa abilità. Costoro hanno mantenuto un'impronta del passato umano, quando eravamo prevalentemente cacciatori e agricoltori, oltre che esploratori. Queste persone sono più sensibili ai problemi dell'ambiente e si preoccupano per uno sviluppo umano consapevole.



Gardner avanzo anche l'idea di una intelligenza esistenziale, definita da alcuni spirituale, in cui eccellerebbero coloro che prediligono interrogarsi sul senso della vita e dell'esistenza.



Le idee di Gardner sono senza dubbio affascinanti e fondate su basi solide, tutti noi abbiamo la consapevolezza di eccellere di più in delle intelligenze rispetto ad altre, ed utilizziamo quelle in cui siamo più dotati per imparare, tuttavia la sua teoria è stata ed è tutt'ora osteggiata.



Per prima cosa è stata fatta notare la mancanza di prove empiriche e l'impossibilità di impostare percorsi educativi così diversificati. La Teoria delle intelligenza multiple, inoltre, sembrerebbe presupporre che le nostre forme mentali siano predisposte a priori, in modo indipendente dall'ambiente circostante e dalla cultura in cui viviamo.



Ciò è deprecabile perché imposterebbe la didattica sulla preservazione dello status quo, ossia sull'accettazione della situazione di partenza, impedendo evoluzione e miglioramenti in quei campi in cui siamo più carenti.



La discussione rientra nel più vasto campo del confronto tra i modelli dell'autonomia e dell'eteronomia: il primo (in cui Gardner si muove) concepisce l'educazione come un processo attraverso il quale bisogna tirar fuori dall'individuo le sua capacità, in modo indipendente dall'educatore e dal contesto; il secondo postula che la mente sia, all'origine, come una tabula rasa che bisogna trasformare e formare, in un processo che dipende strettamente dal contesto culturale circostante e dal ruolo del formatore.

Ovviamente una soluzione eccellente sarebbe nel compromesso tra le due vedute: comprendere quali sono le inclinazioni personali di chi deve apprendere, ma fare in modo anche che si possano sviluppare le altre, così da ampliare gli orizzonti e non fermarsi al punto di partenza.


sabato 10 febbraio 2024

OOPART - OGGETTI FUORI DAL LORO TEMPO

 OOPArt, termine derivato dall’espressione inglese “Out of place artifacts”, è la sigla che designa gli oggetti di difficile collocazione temporale e spaziale, ritenuti da alcuni studiosi decisamente posteriori rispetto al periodo in cui sarebbero stati costruiti. Alcuni reperti di questo genere si sono dimostrati dei falsi, altri hanno trovato una spiegazione plausibile, ma una restante parte continua a risultare di dubbia origine, lasciando aperta la questione circa la loro anomalia temporale. Il termine fu inventato dal biologo e naturalista britannico I. T. Sanderson, esperto anche di ufologia e di criptozoologia (scienza che si occupa delle specie animali non comprovate o di quelle estinte ma che hanno visto i propri esemplari segnalati come ancora viventi).



I vasi e l’Aliante di Saqqara


I vasi di Saqqara risalgono al 4000 a.c.: ricavati da una base di quarzo, basalto o granito – materiali noti per la loro resistenza – furono realizzati con chissà quale tecnica di altissimo livello e precisione. Al giorno d’oggi un simile processo di lavorazione avrebbe un costo elevato e necessiterebbe di una procedura complessa, addirittura alcuni studiosi sostengono l’impossibilità di replicare un simile lavoro con le tecnologie attualmente note. 



Nella stessa località è stato ritrovato un manufatto a forma di volatile risalente al 200 a.c. Secondo alcuni studiosi l’oggetto avrebbe tutte le caratteristiche di un aliante in miniatura, ricostruzione basata fondamentalmente sulla posizione verticale della coda. L’uccello è altresì privo di zampe e ciò escluderebbe la possibilità che si tratti di una semplice scultura; gli archeologi, decisamente scettici, hanno escluso che sia un piccolo aliante, ma non sono riusciti a collocarlo nel suo contesto ed a intuirne la funzione, catalogandolo per via ipotetica come “giocattolo”.


La pila di Baghdad


Curioso oggetto risalente al 200 a.c. scoperto per caso nel magazzino del museo di Baghdad nel 1938 da W.Konig. Formato da una piccola giara di terracotta con all’interno un cilindro di rame, contenente a sua volta una barretta di ferro separata dal cilindro da asfalto, la conformazione del manufatto ed i segni di corrosione hanno fatto supporre la possibilità che si tratti di una sorta di pila; all’epoca del ritrovamento la curiosità fu tale che vennero condotti alcuni esperimenti. Questi test ebbero effettivamente un risultato positivo, seppure l’energia prodotta non fu mai elevata, tuttavia non è stato possibile risalire al liquido usato per il funzionamento dell’ordigno (lo stato di corrosione implica la presenza di una sostanza altamente abrasiva) ma l’elettricità prodotta nel corso di un recente test è stata sufficiente a placcare una statuetta di argento in appena due ore.

Le lampade di Dendera


Nel tempio egiziano di Dendera sono stati ritrovati dei geroglifici piuttosto interessanti. Le incisioni sembrano rappresentare delle gigantesche lampade contenenti due serpenti (descritti nei geroglifici col termine “seref” – “illuminare”) collegati ad una sorta di filo che confluisce in un oggetto somigliante ai moderni generatori di energia. In un’altra simile incisione il filo è composto da due cavi intrecciati, uno bianco ed uno nero, come se si trattasse delle due cariche, positiva e negativa. Il generatore è sormontato da una statuetta di Atum-Ra, dio dell’energia creatrice, ed i serpenti corrispondono effettivamente all’energia elettrica che sarebbe visibile se gli apparecchi funzionassero. Le due lampade puntano verso una seconda statua che raffigura il dio Thot, intento ad alzare due coltelli in atteggiamento difensivo, come se in effetti gli ordigni sprigionassero una sorta di energia; questa particolarità ha fatto supporre ad alcuni studiosi che le lampade siano dei generatori di raggi x, strumenti inventati da W. Crookes dieci anni dopo la pubblicazione di queste incisioni. Secondo l’archeologia ufficiale, invece, i geroglifici rappresentano fiori di loto contenenti due serpenti, immagine tipica (ma non troppo) dell’iconografia egizia.

Collegamenti tra Bolivia pre-colombiana e vecchio mondo: La Fuente Magna e le navi rosse


Più che un oggetto fuori dal tempo, La Fuente Magna lo si potrebbe definire “fuori dal suo spazio”. Si tratta di una vasto molto grande, utilizzato durante cerimonie religiose per funzioni ancora da stabilire, ritrovato da alcuni contadini nelle vicinanze del lago Titicaca e consegnato alle autorità di La paz nel 1960.


La particolarità dell’oggetto risiede in alcune iscrizioni incise su di esso: secondo autorevoli studi apparterrebbero al Sumero o Protosumero. Per l’importanza che assume il vaso è anche chiamato “La Stele di Rosetta americana”, e non si tratta dell’unico reperto creatore di un collegamento tra Bolivia e  civiltà appartenenti al vecchio mondo: alcuni disegni di navi ritrovate in Egitto sono incredibilmente somiglianti, per forma, colore e rifiniture, a imbarcazioni tipiche di civiltà precolombiane boliviane.



Il “Teschio di Broken Hill”


Teschio umano zambiano risalente a circa 200-300.000 anni fa (ci sono diverse ipotesi relative alla possibilità che si tratti di homo sapiens o homo erectus) , caratterizzato dalla presenza sulla tempia sinistra di un foro perfettamente omogeneo e preciso, probabile causa di morte dell’uomo. La mancanza di linee radiali sembrerebbe provare che l’origine del foro fu un proiettile, mentre risulta improbabile l’ipotesi che il buco sia stato prodotto durante un rito sacro.





Il tempio egizio di Abydos



I misteriosi geroglifici di Abydos hanno dato origine a ipotesi contrastanti e contrastate, spesso decisamente audaci: c’è chi vi ha scorto un elicottero, catalogando così l’oggetto come uno dei più importanti tra quelli “fuori dal tempo”; altri vi hanno visto addirittura un ufo, dando adito alla teoria secondo la quale le civiltà aliene avrebbero avuto un ruolo decisivo sullo sviluppo dell’umanità. Una recente ricostruzione giustifica la curiosa forma ad “elicottero” con un’usanza diffusa tra i faraoni: modificare i geroglifici precedenti durante il proprio regno per attribuirsi maggiore importanza; dunque la sovrapposizione di due incisioni diverse avrebbe creato la strana immagine: insomma, tutto spiegato con una semplice casualità. 





Teorie sugli OOPArt


Gli oggetti descritti in precedenza sono solo un piccolissima parte degli OOPArt, ma ho preferito selezionare quelli più difficili da smentire (tranne l’ultimo) per evidenziare come effettivamente scienza ed archeologia talvolta non riescano a spiegare ogni cosa, lasciando così un alone di mistero sul nostro passato remoto, su quella mitica e lontana era che Vico ha definito “l’età degli dei”. Il problema è proprio questo, chi furono questi dei, dotati di una conoscenza superiore capace di guidare l’umanità verso un cammino di progresso e sviluppo? Tutte le diverse teorie possono essere fatte confluire in due filoni principali:





-          La teoria degli interventi alieni: secondo una prima scuola di pensiero il genere umano sarebbe stato creato direttamente da un’operazione di ingegneria genetica aliena; altri ipotizzano il remoto approdo degli extraterrestri su una terra popolata da gente rozza e primitiva, evolutasi soltanto grazie alle innovazioni “concesse” da queste forme di vita superiore.





-          La teoria dello sviluppo ciclico del genere umano (o “teoria delle catastrofi periodiche”): in questo secondo filone sono compresi tutti quegli studi finalizzati a dimostrare l’esistenza nel passato di civiltà molto sviluppate culturalmente e tecnologicamente; miti come quello di Atlantide o come quelli sugli antichi dei offrirebbero la prova dell’esistenza di civiltà svanite in seguito ad eventi catastrofici, quali ad esempio l’inversione magnetica dei poli, le glaciazioni o l’impatto della terra con meteoriti. Lo stesso mito del diluvio universale, presente in diverse civiltà, aggiungerebbe ulteriore veridicità a tali teorie. Una parte di tali studiosi non allineati sostiene che non tutti gli abitanti di queste antiche civiltà siano stati uccisi da simili catastrofi: i pochi sopravvissuti, infatti, avrebbero perpetrato il mito del loro “mondo perduto” e, grazie alle proprie conoscenze superiori, sarebbero stati in grado di guidare il mondo, passando la conoscenza di generazione in generazione, concentrando sempre di più il potere nelle loro mai.




Teorie forse esagerate, siamo d’accordo, spesso modificate o ritrattate a seconda della propria idea personale.

Di certa resta soltanto l’impossibilità di spiegare tutto ciò che deriva dal passato, senza dimenticare che spesso nuove scoperte storiche e archeologiche cambiano la nostra visione dell’antichità.

Continuiamo a dubitare allora, sempre con metodo e lucidità ovviamente, anche perché non è detto che ci venga raccontata sempre la verità, come sul presente così anche sul nostro passato... 







venerdì 2 febbraio 2024

LA SCELTA DI JAVI POVES - IL CALCIATORE RITIRATOSI PER NON CORROMPERE LA PROPRIA ANIMA


Nel nostro immaginario i calciatori rappresentano quanto di più possibile lontano dall'intelligenza, dalla cultura e dalla sensibilità, ma chissà perché siamo sempre pronti ad osannarli come eroi moderni, lodandone le gesta. Il calcio, ormai, ha raggiunto un livello di spettacolarità bassissimo, unito ad una tensione sempre maggiore, sia all’interno che all’esterno del rettangolo di gioco; aggiungiamoci gli scandali che lo accompagnano da tempo ed otterremo uno sport svuotato di ogni contenuto e valore. Certo, si deve ammettere che questo declino non può appartenere unicamente al soccer, ma bisogna estenderlo ad ogni altro sport che abbia raggiunto un’ampia diffusione (e quindi valore economico) ed un livello di professionismo tale da renderlo l’opposto del divertimento, sia per chi lo gioca che per gli spettatori: il ciclismo, la boxe, l’automobilismo, il basket, il cricket, l’atletica, sono tutti sport che a latitudini diverse hanno raggiunto una diffusione mondiale, ma al contempo sono stati colpiti sa scandali di origini varie.  

All’interno di questo vortice di soldi e distrazione di massa, talvolta, una singola scelta può apparire quasi rivoluzionaria. Ci riferiamo ad Javi Poves, ex calciatore dalla storia particolarissima. Cresciuto nel glorioso Atletico Madrid, difensore di buone prospettive, affronta tutta la gavetta necessaria alla sua formazione professionale, arrivando ad esordire in prima divisione nel maggio 2011. Il 19 luglio dello stesso anno la clamorosa decisione di ritirarsi dal calcio giocato, ad appena 24 anni, con davanti a sé una possibile carriera di ottimo livello. Cosa ha spinto Javi a fare questa clamorosa scelta?


Il giovane difensore in precedenza aveva rifiutato l’auto offertagli dalla squadra di club al momento del rinnovo contrattuale, affermando di non averne bisogno e ritenendolo un lusso superfluo, dato che ne possedeva già una; per quanto possa apparire ovvia e poco strana questa decisione è giusto ricordare come i calciatori spesso facciano collezione di autovetture, per una questione d’immagine più che di utilità e di certo non sono soliti rifiutare offerte di beni, anzi. 
Dopo poco aveva richiesto che lo stipendio non gli venisse più accreditato tramite bonifico bancario, perché il sistema finanziario, secondo Javi, si avvale di numerose storture finalizzate alla speculazione ai danni della povera gente e dunque non voleva favorire questa truffa.
Arriviamo quindi al momento del ritiro, accompagnato da parole durissime sul mondo del calcio e sul capitalismo in generale: 

Più conosci il calcio, più ti rendi conto che è tutta una questione di soldi, che è marcio, e questo ti toglie l'entusiasmo.[…] Il calcio professionale è solo denaro e corruzione. Il calcio è capitalismo e il capitalismo è morte. Non voglio più far parte di un sistema che si basa su ciò che guadagna la gente grazie alla morte di altri in Sudamerica, Africa o Asia. A cosa mi serve guadagnare tanto se quello che ottengo è frutto della sofferenza di molta gente? La fortuna di questa parte del mondo esiste solo grazie alle disgrazie del resto. 

La riflessione prosegue anche sull’educazione impartita ai giovani calciatori, finalizzata all’odio ed alla competizione sfrenata e totalmente deresponsabilizzata da ogni valore ed obiettivo di esemplarità:

Da quando siamo piccoli veniamo trattati come bestie, ci istigano alla competizione e quando si raggiunge una certa età, poi è difficile tornare indietro. Finché la gente continua ad accettare il sistema che esiste non sarà facile cambiare le cose. Voglio vedere cosa succede nel mondo, andare nei posti più poveri per capire le difficoltà del mondo. 

La sua scelta dunque è questa, girare il mondo per capirne davvero l’essenza, andando lì dove c’è più povertà, dove gli uomini vengono sfruttati per creare il nostro benessere. Javi spiegherà in seguito che la scelta è scaturita dalla volontà di non prostituirsi intellettualmente (così come fanno le persone nel 99% dei casi) scegliendo una strada tutta in salita rispetto ad una discesa che però lo avrebbe ucciso nell’anima. 

In conclusione,  riflettiamo sulla sua scelta: se un ragazzo di 24 anni ha deciso di mollare soldi, gloria, successo, in nome di valori umani più alti e nobili, cosa possiamo fare noi nel nostro quotidiano per emulare un tale gesto? Potemmo cominciare a dubitare di tutto, dei falsi miti e delle mode, mettendo alle corde i poteri desiderosi di imprigionarci nella mediocrità più totale; potremmo scegliere di non prostituirci intellettualmente, di rispettarci come persone e rispettare chi ci circonda, non basando il nostro successo sulle sofferenze altrui.
Non possiamo fare tutto, possiamo fare tanto, iniziamo subito, prima di essere sconfitti e sopraffatti da una letale assuefazione all’indifferenza.